Il tempo del lavoro: smart, flessibile, felice

È un mondo difficile, vita intensa… Felicità a momenti e futuro incerto.

Ad ispirare la canzone di Tonino Carotone era l’amore, ma alle nostre orecchie sembrano le parole ideali per aprire un piccolo spaccato sul mondo del lavoro.

Il sistema occupazionale in questi ultimi anni è stato segnato da grandi cambiamenti, molti dei quali associati alla crisi economica. La perdita di posti di lavoro, il ridursi di diritti conquistati dalle generazioni precedenti, la concorrenza internazionale dovuta alla globalizzazione dei mercati si sono sommate con estrema velocità con effetti distruttivi in alcuni casi, creando confusione e un necessario bisogno di rinnovamento in altri.

L’Italia dal 2007 ad oggi ha conosciuto anni bui, con una consolidata grande differenza fra nord e sud del Paese. Secondo i dati ISTAT diffusi qualche giorno fa si inizia però a respirare un leggero ottimismo. I numeri positivi riguardano in particolare l’assunzione di dipendenti a tempo indeterminato, effetto della riforma del lavoro introdotta lo scorso anno con il nome Job Acts, che ha permesso alle piccole e medie imprese italiane di ricevere agevolazioni fiscali e incentivi sulle nuove assunzioni.

Che il mondo del lavoro, anche in Italia, richieda una nuova visione e un adattamento alla contemporaneità emerge chiaramente dalla recente ricerca commissionata da Adecco, una delle principali agenzie del lavoro italiane, dal titolo “Gli italiani e il lavoro a tempo indeterminato, tra miti  desideri”.

E’ Ancora Determinante il Tempo Indeterminato?

Sembra non sia così per almeno il 19% dei giovani laureati e impiegati in un ruolo dirigenziale del Nord e Centro Italia, che percepiscono il lavoro a tempo indeterminato come un vincolo, una costrizione e una situazione economicamente poco vantaggiosa. Diversa la visione al Sud, dove oltre il 42% dei lavoratori della stessa età e con una laurea, lo continuano a percepire come una tutela e una garanzia per costruirsi un futuro.

Le prospettive di crescita e l’autorealizzazione contano di più del posto fisso per oltre la metà degli intervistati, conferma che il modo di pensare il lavoro anche in Italia sta cambiando. Stessi numeri a sostegno del fatto che mettersi in proprio permetta di valorizzare meglio le proprie capacità.

Infine immaginando il proprio futuro fra 5 anni gli intervistati vorrebbero per quasi il 60% più tempo libero, il bisogno di gestire il proprio tempo supera di 20 punti percentuali l’esigenza di guadagnare di più per gli uomini laureati e impiegati in azienda coinvolti nella ricerca.

Gli uffici di Google a New York
Gli uffici di Google a New York

Addio Telelavoro, è tempo di Smart Working

Dallo scorso gennaio un disegno di legge introduce in Italia un progetto normativo per lo Smart Working, in italiano tradotto come lavoro agile. Rispetto al già sperimentato telelavoro, spesso limitante per orari rigidi e postazioni predefinite, pochi ambiti di applicazione e retribuzioni ridotte rispetto a chi svolge il lavoro in ufficio, questa proposta renderebbe i dipendenti liberi di lavorare da remoto alle stesse condizioni economiche e normative dei colleghi impiegati nella struttura, con flessibilità di orari (se previsti in accordo con l’azienda) e l’introduzione di premi economici proporzionali ai risultati ottenuti.

L’Osservatorio Smart Working promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano riporta lo stato dell’arte in Italia a fine 2014. Fra coloro che già hanno attivato iniziative di smart working si contano alcune grandi aziende del settore alimentare, ICT e Telecomunicazioni. Di queste solo l’8% però ha sviluppato un modello di smart working comprensivo di supporti digitali, policy organizzative adeguate e spazi di lavoro interni ed esterni all’azienda concepiti in ottica smart.

Il sistema proposto da grandi aziende internazionali che hanno fatto dello smart working un modello di sviluppo vincente, motivante per i dipendenti e vantaggioso per gli imprenditori infatti, oltre a garanzie economiche e una accurata gestione delle informazioni e dei dati aziendali, riguarda anche la ridefinizione degli spazi aziendali.

Flessibilità di tempo, di spazio, di leadership

Gli spazi lavorativi ideali per favorire il lavoro dei nuovi smart worker devono prevedere open space, design e tecnologie che favoriscano la collaborazione, ma anche la comunicazione, isolamento acustico dall’esterno e possibilità di dialogo fra colleghi. Le postazioni di lavoro non sono assegnate ma prenotabili, così da ridurre il numero di tecnologie necessarie all’azienda e investire in strumentazioni più ricercate, come sistemi per l’ottimizzazione delle stampe, le stampanti 3d, e tecnologie utili a basso impatto energetico.

Le aziende si arricchiscono di phone boot, spazi dedicati esclusivamente alle telefonate, concetration room e aree brainstorming che favoriscano il pensiero creativo anche grazie al design. Ancora poco diffusi in Italia invece le zone relax e gli spazi dedicati alla socializzazione, all’allenamento fisico o al contatto con la natura, caratteristiche che fanno la gioia dei dipendenti di aziende come Google, Virgin e Linkedin, ma che iniziano a diffondersi anche in aziende più piccole e vicine a noi.

Il rapporto del Politecnico inoltre sottolinea l’importanza di lavorare sul comportamento delle persone. Quattro i principi di leadership individuati come determinanti per le relazioni lavorative e per il successo dell’azienda:

Sense of community: relazioni più aperte e collaborative, con gerarchie aziendali meno rigide.

Empowerment: un percorso a due vie tra capi e collaboratori finalizzato alla responsabilizzazione di tutte le figure coinvolte.

Flexibility: adottare modalità di lavoro dinamiche e funzionali non solo alle esigenze aziendali, ma anche a quelle individuali.

Virtuality: poter scegliere dove e quando lavorare grazie a tecnologie sicure e personale formato per il suo utilizzo.

Guerra dei Post It sulle finestre degli uffici a New York
Guerra di Post-it sulle finestre degli uffici a New York

Esempi e sperimenti internazionali

Se lo scopo di tutte le aziende è quello di mantenere sempre alta la produttività, le soluzioni per ottenerlo sono varie. L’elemento che accomuna le esperienze analizzate sopra e quelle di cui parleremo ora resta comunque la valorizzazione delle persone che compongono l’azienda e la costruzione di un sistema che tenga conto di nuove e mutate esigenze di tempo, spazio e atteggiamenti. Ecco alcune idee e proposte originali che rendono il lavoro dipendente più appetibile in determinati paesi e in molte grandi aziende internazionali:

Il manager della felicità

Alcune aziende americane hanno introdotto una nuova figura aziendale, il chief happiness officer (Cho), un dirigente i cui obiettivi aziendali si misurano in sorrisi e stato di grazia dei dipendenti. Ikea, Google, Lego ne hanno qualcuno a libro paga.

Fra le mansioni del Manager della felicità rientrano: risolvere conflitti fra colleghi, individuare e sostenere il talento dei dipendenti, aumentare la capacità dei singoli e dei gruppi di affrontare le nuove sfide e occuparsi del benessere dello staff. Alexander Kjarulf, fondatore di una azienda danese e di un seguitissimo blog dedicati al tema, sostiene che la felicità è il più importante fattore di successo per le aziende moderne. I dipendenti felici fanno meno assenze, hanno vite più appaganti e sono più motivati a portare risultati, per questo le aziende felici fanno più soldi. Kjarulf ha pubblicato le sue teorie ed esperienze come consulente aziendale in un libro dal titolo “Happy hour is 9 to 5”, ma chissà se i vicini svedesi saranno d’accordo?

L’esperimento svedese, meno ore e più dipendenti

Negli uffici pubblici di Göteborg, città della Svezia meridionale, da circa un anno l’orario di lavoro dei dipendenti a tempo pieno, prima occupati 8 ore al giorno, è stato ridotto a 6 ore quotidiane. L’esperimento nasce sull’esempio positivo della più grande azienda della città. La Toyota, che ha sede a Göteborg, da ben 13 anni propone le 30 ore settimanali ai propri dipendenti, siano essi manager, impiegati o operai. Le dichiarazioni dei dipendenti dimostrano quanto si sentano fortunati a poter godere del proprio tempo libero pur lavorando per una grande multinazionale.

Dall’introduzione del nuovo orario di lavoro negli uffici pubblici si è fortemente ridotto l’assenteismo e i casi di depressione, portando benefici anche alla sanità pubblica. Non solo, questa scelta ha aumentato il tasso di occupazione della cittadina, per garantire un servizio quotidiano esteso durante tutto il giorno senza gravare sui dipendenti e sul loro tempo libero.

Francia: stop alle mail dopo le 18

Oltralpe, dove i contratti collettivi nazionali prevedono per i lavoratori dipendenti un massimo di 35 ore settimanali già dal 1999, i sindacati hanno combattuto una battaglia legale di diversi mesi per ottenere che dopo le 18 nessun dipendente si debba sentire in dovere di rispondere a mail di lavoro, telefonate o sms. Ovviamente la legge non riguarda professioni che richiedono interventi tempestivi come quelle del settore sanitario o le forze dell’ordine.

Non è ben chiaro come le aziende debbano gestire il blocco delle comunicazioni, nel frattempo anche alcune aziende tedesche hanno adottato questa pratica come politica aziendale. La Volkswagen, per esempio, ha imposto lo spegnimento dei server aziendali mezz’ora prima della fine del turno e mezz’ora dopo l’apertura quotidiana, mentre la dirigenza di Bmw ha regolarizzato la richiesta di reperibilità fuori orario di lavoro con il pagamento di uno straordinario ai dipendenti coinvolti.

L’istruzione è un benefit per i dipendenti Starbucks

La nota catena di caffetterie americana ha avviato un programma di finanziamento per i suoi dipendenti che vogliono completare la propria formazione universitaria nell’Università dell’Arizona. Da qualche tempo il finanziamento è stato esteso a tutti i dipendenti, senza vincoli di età e di anzianità di lavoro. Una volta completati gli studi i neolaureati potranno continuare a lavorare nei punti vendita Starbucks oppure cambiare mestiere senza nessun vincolo con l’azienda.

La famiglia contemporanea di IKEA

Indipendentemente dalle leggi del paese in cui si trovano, i dipendenti IKEA possono festeggiare il proprio amore liberamente e con il benestare dell’azienda che ha esteso il “buono matrimonio”, un benefit in buoni acquisto presso l’azienda per mettere su casa, anche a chi sceglie di iniziare una convivenza, con un “buono convivenza” di pari valore. Coerentemente con i valori di inclusione che IKEA sostiene come brand nella comunicazione con l’esterno, il rispetto per tutte le diversità (di età, etnia, genere e orientamento sessuale) distinguono anche le politiche interne dell’azienda svedese.

Vetrya, Great Place to Work in Italia

Nella classifica internazionale di Great Place to Work, azienda globale di ricerca, consulenza e formazione, nel 2016 compare anche l’italiana Vetrya, società operativa nel settore IT, che si aggiudica il secondo posto come fra le medie imprese premiate, ma è la prima completamente italiana.

Fra i benefit dei dipendenti dell’azienda di Orvieto troviamo elencati un campus da 7 mila metri quadri, palestre e campi da tennis, un miniclub dove lasciare i bambini dopo l’asilo e una politica di orari flessibili da far invidia a chiunque abbia mai timbrato un cartellino.