STARTUP WEEKEND SAN MARINO: INTERVISTA A PAOLO E FRANCESCA. IL PUNTO DI VISTA DI CHI LO HA VISSUTO E DI CHI LO HA ORGANIZZATO

La vision del facilitatore Paolo Lombardi, forte di un’esperienza pluriennale; lo sguardo di Francesca Labita, che di uno Startup Weekend è stata testimone in qualità di partecipante. Sono questi due punti di vista, diversi ma complementari, a dare uno spaccato di quello che accadrà durante la prima edizione dello Startup Weekend di San Marino che prende il via oggi 10 novembre a Villa Manzoni: un’iniziativa promossa da Techstars in collaborazione con Google Intrepeneurs, e resa possibile grazie alla volontà di Banca di San Marino, che si concluderà, dopo 54 ore non stop di lavoro, domenica 12 novembre 2017 con la proclamazione delle tre idee vincenti.

 

Paolo Lombardi, 23esima esperienza come facilitatore Techstars dello Startup Weekend: se una persona, per caso, per sbaglio o per curiosità si affacciasse a Villa Manzoni, cosa vedrebbe in questi tre giorni?

Vedrebbe un gruppo ampio di decine di giovani “a testa bassa” sui tavoli o sui laptop, per cercare di creare nuove aziende, nel tempo che potrebbe essere dedicato ad una gita. In uno spazio di un weekend, infatti, cercheranno di fare quello che di solito si fa in due mesi. Vedrebbero persone entusiaste che si fanno distrarre con difficoltà dall’obiettivo di creare valore per se’, per la propria azienda e per la comunità in cui vivono.

 

Cosa significa essere il facilitatore? Che ruolo gioca nello Startup Weekend?

Essere facilitatore significa portare l’esperienza di decine di altri eventi ai quali si è partecipato e di incontri internazionali in Europa e Usa, nei quali si è discusso di come mettere a disposizione tutto il necessario affinchè i partecipanti possano davvero creare aziende di successo o trarre il massimo profitto dall’evento. Significa dedicarsi completamente ai partecipanti e agli organizzatori per supportare, questi ultimi, nella gestione dell’evento, affinchè alla fine le idee possano decollare.

 

Tra oggi e la prima esperienza da facilitatore, cosa è cambiato in lei rispetto al suo ruolo? Si sente sempre coinvolto?

Tra la mia prima esperienza e oggi, ciò che è cambiato è proprio l’esperienza. Ho assistito ad errori, a ‘trucchi’ e sono stato testimone sempre della bellezza e dell’intensità dell’organizzazione. Non è diminuito il mio entusiasmo, anzi: è aumentato! Perché vedere ogni volta un piccolo miracolo svolgersi davanti ai miei occhi è un rinnovato motivo per partecipare e dare il mio contributo.

 

Nella tre giorni, è sempre la migliore idea quella che vince, o lei ne avrebbe scelte delle altre?

Nella tre gioni non è sempre la migliore idea – in senso assoluto – a vincere. Il vero vincitore sarà stato colui che riuscirà a trarre qualcosa di positivo dall’evento. I vincitori potenzialmente possono essere tutti. Chi partecipa viene per lanciare una nuova idea sul mercato, ma anche per conoscere le altre persone, fare networking o trovare persone da assumere. Possono vincere tutti se ciascuno gioca il suo ruolo e da’ il massimo di se stesso.

 

Francesca Labita, 22 anni, laureata in Scienze della Comunicazione a Torino ed oggi iscritta alla magistrale in Economia e gestione delle attività culturali a Venezia, ha partecipato la scorsa primavera allo Startup Weekend di Torino promosso da Carrefour, dedicato a trovare un’idea innovativa che potesse essere adottata dai supermercati.

 

Francesca, con chi ha partecipato allo Startup Weekend e in che ruolo ‘ha giocato’?

Ci sono andata come studentessa e in qualità di comunicatrice, assieme ad una persona. All’epoca stavo facendo anche un tirocinio alla Compagnia di San Paolo.

 

Che impatto ha avuto con lo Startup Weekend?

Ho avuto un impatto molto positivo. C’erano tante persone che hanno proposto buone idee; altre avevano già pensato a dei progetti innovativi. C’erano stranieri, come nel nostro gruppo.

 

Come è andata a finire?

Non abbiamo vinto. L’idea originaria era quella di creare un’applicazione che permettesse ai clienti di un supermercato, con allergie o intolleranze alimentari, di entrare subito in contatto con i prodotti adatti a loro, che indicasse dove si trovassero e come fossero composti. Un’idea, tra l’altro, che è cambiata moltissimo nel corso dei tre giorni.

 

Come considera questa esperienza?

È stata un’esperienza formativa che oggi considero molto importante, anche nell’ottica del lavoro in team. Mi vengono in mente le immagini del video che abbiamo realizzato per presentare la nostra idea. Era davvero molto bello.

 

Cosa ha appreso da questa esperienza?

Ho sviluppato idee teoriche e competenze pratiche, ho imparato a fare il business plan, parlato in inglese per tre giorni, conosciuto professionisti che avevano una visione più completa di come funziona il mondo del lavoro e di come si lancia un’idea innovativa. Rispetto ai supermercati, ho scoperto dinamiche che ignoravo completamente. Poi è stato molto bello il lavoro di ideazione per  cercare di comunicare l’idea al meglio.