Passo dopo passo alla scoperta del Monte Titano

Ph. Simone Maria Fiorani

Andrea Severi (San Marino Trekking) ci guida alla scoperta del patrimonio sentieristico della Repubblica

I piedi non sono arti ma organi di senso, utili per captare “i segnali che la terra ci lancia”. E anche se Andrea Severi non ha (ancora) letto Paolo Rumiz  (sua la riflessione), questa affermazione gli calza magnificamente, a pennello. O meglio, come un paio di scarponi. Perché Andrea cammina. E ama rallentare il tempo. Nonostante abbia 30 anni (li compie il 22 luglio). Andrea ha lavorato per un lustro nelle costruzioni – ambiente in cui servono anche le gambe e i piedi e la testa – ma dentro ha coltivato, come si fa con le piante più preziose, un sogno: trasformare una passione in un mestiere. Mestiere e non lavoro. Il suo tetto è il cielo, ed è quello che cerca. E che ha trovato. Andrea, due o tre manciate di stagioni fa (o forse più), viene contattato dalla madre di sua moglie Marta che gli dice più o meno così: “Visto che ti piace andare a camminare in montagna, a San Marino hanno fanno un corso per diventare guida escursionistica”. Andrea si iscrive e ottiene l’abilitazione. Ma, come i veri scalatori, sa che c’è sempre una vetta più alta da raggiungere. Certo, la natura geologica della Repubblica è più che uno stimolo: è un invito alla conoscenza. Alla riscoperta. All’ascolto del sottobosco, delle pienate, degli animali. Così si mette di impegno e “mette in piedi” il progetto “San Marino Trekking”. Lo incontriamo: zaino in spalla, occhi sereni come l’aria. Freschi, ventosi. Sorride. E tira fuori una cartina. La cartina dei sentieri della Repubblica di San Marino, in scala 1:25.000, Monti editore. Un “pieghevole” che è la prova materica della sinergia tra pubblico e privato: tra i soggetti che l’hanno appoggiata si trovano le Segreterie di Stato per il Turismo e quella del Territorio e Ambiente, ma anche Visit San Marino, il Club Alpino Italiano sezione di Rimini “Vladimiro Volpones”, San Marino Trekking ovviamente, Layak e la Giochi del Titano. Una mappa che si distingue subito: non è verde come le altre della collana bensì azzurra e bianca. I colori istituzionali della Repubblica. Quando la prendi in mano sai quindi che “si parla” del Monte Titano.

Ph. Simone Maria Fiorani

Come insegnano i vecchi saggi, si deve sempre partire dall’inizio.

“Vedo, mi pongo una serie di domande e cerco le risposte sui libri o nelle persone. Ho sempre camminato in montagna e mi hanno sempre incuriosito le cartine: sin da piccolo aprivo e ‘leggevo’ quelle che trovavo. Però mi sono accorto che su San Marino non ce ne erano, così ho pensato di realizzarne una. La Repubblica ha un grande potenziale naturalistico che per troppo tempo è rimasto inespresso. Durante i miei giri mi piace ‘mettere le tacche’, segnare cioè quello che ho visto e che mi è piaciuto o mi ha colpito. Ci sono luoghi sul Titano poco conosciuti eppure meravigliosi, come ad esempio le cascate di Canepa”.

Un patrimonio straordinario, quello che possiede il Titano.

“San Marino ha più o meno 100 chilometri di itinerari, una parte su asfalto e una parte su terra. E in ogni cumulo di sassi puoi trovare o ascoltare una storia sempre interessante. Quando ci si muove in macchina si vede poco, anche perché ci si sposta per raggiungere una destinazione nel minor tempo possibile. Spostarsi a piedi significa rallentare, soffermarsi, capire e osservare. E impari ad apprezzare la natura, a tutelarla. Il patrimonio ambientalistico è una necessità e una forma di poesia. Se tutti i giorni mentre cammini ti fermi e vedi una quercia e ogni volta scorgi un particolare – un taglio di luce del sole, uno scoiattolo, una ghianda, un ramo che ha una curvatura insolita -, se qualcuno dovesse tagliarla, in quello stesso attimo è come se tu perdessi un pezzo di cuore. È un po’ quello che dice ‘Il piccolo principe’ di Antoine de Saint-Exupéry quando racconta il rapporto tra il bambino e la rosa. ‘Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa’. Si instaura un dialogo unico, intimo”.

La cartina possiede alcuni numeri visibili e altri no.

“La scala 1:25.000 è la giusta mediazione tra il dettaglio e la maneggevolezza. In passato ne sono state stampate due, una nel 2006 e una nel 2011 ma erano più che altro dei censimenti sentieristici. Questa invece è una carta dei sentieri della Repubblica e dintorni. Questa ‘apertura’ al circondario è importante: mentre i confini politici di un territorio sono ben marcati, quelli ‘naturalistici’ sono più aperti, meno restrittivi. La natura e gli animali non ‘leggono’ e quindi si spostano liberamente”.

Ph. Simone Maria Fiorani

Natura e persone. Tante, curiose. E con tanta voglia di raccontare.

“Ogni persona è uno scrigno di memorie, di visi e di aneddoti. Mi è stato raccontato che in un lontano passato alcuni ragazzi residenti nel castello di Borgo Maggiore, per fare degli scherzi ai viandanti, si travestivano da donne dell’Ottocento e inscenavano ‘un’apparizione’ di fantasmi. I pellegrinaggi di persone provenienti da ogni Castello aumentarono, valicando anche i confini di Stato in seguito a un evento che ha visto un prete inserire la testa in una fessura tra due rocce e che affermò di aver visto il volto del Santo Marino”.

Cosa è rimasto nella mente?

“Ho avuto la conferma che San Marino debba puntare sul turismo proponendo quello che è e che ha: i suoi paesaggi, le sue persone, la loro esperienza. È un patrimonio immenso. E si deve trovare il modo di far innamorare i viaggiatori: qui c’è un Eden di tradizioni e di magie della natura che meritano di essere conosciute”.

Ph. Simone Maria Fiorani

Quando si cammina è necessario lasciare a casa il superfluo. Tre consigli da mettere nello zaino?

“Essere preparati con l’attrezzatura e sapere dove andare. Poi serve essere pronti a rompere ogni piano. E infine riempire le tasche di curiosità”.

La novità del 2020 è il “Cammino del Titano”. Percorriamolo idealmente.

“È l’itinerario più importante: si snoda per 43 chilometri e ha un dislivello complessivo di 2.000 metri. Parte dalla capitale, da San Marino Città, esattamente dalla Porta della Rupe e permette di conoscere tutte le caratteristiche urbane e naturali del territorio. Si scende lungo la Costa dell’Arnella – l’antica strada che collegava Borgo Maggiore a Città di San Marino – e tocca il Parco Lajala, Fiorentino e la parte più selvaggia, quella di Chiesanuova. Il ‘nodo’ che lega questo itinerario è il Monte Titano: lo vedi sempre e a mano a mano che ti sposti, riesci a cogliere le sue facce diverse. Io l’ho percorso integralmente tre volte”.

Ph. Simone Maria Fiorani

Tra i percorsi spicca anche quello dedicato ai diversamente abili.

“È il numero sette, quello di Monte Cerreto. Certo, comunque rimane un sentiero, c’è qualche sasso e qualche discesa, ma affrontabile un po’ da tutti. Nel semestre reggenziale di Luca Santolini e Mirco Tomassoni,  li abbiamo invitati a percorrere su carrozzine motorizzate da escursionismo questo percorso, davvero incantevole: si vede tutto il Monte Titano e ci sono tantissimi spunti per raccontare la storia della nostra Repubblica. I 2 chilometri sono stati coperti in un’ora e mezzo”

A proposito di Reggenza: sappiamo che il progetto è stato presentato dalle più alte cariche dello Stato.

“È stato un grande onore per me. L’incontro ha avuto un risvolto curioso e a modo suo unico. In quell’occasione ho donato agli Eccellentissimi Capitani Reggenti Alessandro Mancini e Grazia Zafferani la bandiera di San Marino che ho portato con me lungo tutto il percorso. I Capi di Stato poi hanno istituito un protocollo appositamente per la restituzione del dono”.

Ph. Simone Maria Fiorani

C’è poi una persona, un’altra, che ha seguito Andrea Severi nel suo viaggio a piedi. Si chiama Simone Maria Fiorani. Si sono incontrati per caso, come succede per le cose belle. Per lui, come per il Maestro Henri Cartier Bresson, “Fare una fotografia vuol dire allineare la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere”. Si sono conosciuti il giorno dell’inaugurazione del “Cammino del Titano”, a fine maggio. “Dovevo ‘fermare’ attraverso le immagini questo momento e accompagnarlo lungo il percorso. Chiamo Andrea e gli dico: ‘Ti vengo dietro, ti guardo e sto in silenzio’. Ho vissuto questo ‘viaggio’ sia come persona che come fotografo, in maniera distinta, ‘raccogliendo’ attraverso l’obiettivo gli squarci della natura, i paesaggi, e gli incontri con i sammarinesi che abbiamo trovato lungo il percorso.  Dal punto di vista fotografico abbiamo vedute molto particolari, direi quasi privilegiate: si scatta dall’alto, con una prospettiva unica. Lungo i 43 chilometri che Andrea ha percorso con la bandiera di San Marino abbiamo riscontrato molta curiosità e abbiamo respirato molto amore per la Repubblica. Sia da parte dei cittadini – tantissimi gli aneddoti di vita che hanno voluto condividere – che da parte delle istituzioni. Tutti e nove i Capitani di Castello si sono intrattenuti con lui. Credo sia il lato più ‘positivo’ della parola ‘campanilismo’, quello più sincero. Quello dell’appartenenza a un territorio”. Simone, in quei giorni, ha anche scritto. “Esiste una specie di equilibrio tra la Natura e l’uomo creato dal rispetto, dalla passione e dalla gratitudine e sono veramente poche le persone che ho conosciuto nella mia vita che vivono dentro questo equilibrio naturale. Andrea e Marta sono tra queste persone: due giovani di appena 30 anni che respirano e camminano insieme avvolti e protetti dal loro amore. Vederli camminare per tre giorni, fotografandoli, mi ha fatto riscoprire che la semplicità delle cose è fondamentale per amare se stessi e tutto quello che ci circonda, e forse ne avevo anche bisogno perché, proprio pochi giorni prima che mi venisse affidato questo incarico fotografico, l’avevo desiderato, sdraiandomi in un prato alla fine del lockdown. Non è stato solo vedere posti bellissimi, camminare sui sassi, nel fango o sentire la fatica e poi la stanchezza, la cosa più bella è stata ascoltare i ‘miei’ due ragazzi del cammino, anche nei loro silenzi. Tutto quello che ho visto mi ha raccontato qualcosa attraverso la voce di Andrea, la sua passione è illuminante, trasuda di gioia, di felicità, di attenzione, di rispetto e di gratitudine verso tutto perché tutto è da conoscere e da amare”.

Un lavoro minuzioso che, come capita spesso, in fieri ha aperto altre porte. Altri sentieri. Buona parte del materiale raccolto potrebbe incamminarsi verso nuovi percorsi artistici: un calendario, un libro, una mostra.

Ph. Simone Maria Fiorani

Alessandro Carli