Food is the new black

Nel 1984 Ann Barr e Paul Levy pubblicavano The Official Foodie Handbook, una guida del gusto dedicata alla grande distribuzione che per la prima volta definiva un nuovo ruolo nel mondo della ristorazione, quello dei foodies.

L’identikit tracciato nel libro fa riferimento agli appassionati di cucina, persone che pur non appartenendo professionalmente al settore amano scoprire, recensire e condividere discorsi, ricette e immagini di cibi. L’intuizione fu davvero grande e a trent’anni dall’uscita del libro i foodies rappresentano una categoria su cui il mercato alimentare e quello tecnologico puntano milioni.

Oggi le figure che si affiancano a quelle tradizionali del settore culinario sono tantissime, solo in Italia oltre 25 mila si definiscono food blogger e l’interesse verso il mondo della cucina sta raggiungendo i massimi storici su tutti i media. La ricerca FoodFWD (realizzata da MEC &GroupM) delinea uno scenario italiano, ribattezzato Foodscape, in cui oltre 35 milioni di persone segue programmi televisivi dedicati alla cucina e di questi il 20% dichiara che le proprie scelte alimentari sono influenzate da programmi tv e altri media.

Chef Massimo Bottura fotografato da Martin Schoeller. Calendario Lavazza 2014. www.calendar2014.lavazza.com
Chef Massimo Bottura fotografato da Martin Schoeller. Calendario Lavazza 2014. www.calendar2014.lavazza.com

Non Solo Tv, i Foodies sono Connessi

Negli allestimenti espositivi Ikea, luogo ideale per decifrare le tendenze della società contemporanea, sui piani cucina il leggio tipicamente utilizzato per sorreggere i libri di ricette è stato sostituito da qualche tempo con un pratico portatablet.

Oltre ai media tradizionali invasi da programmi dedicati al cibo (solo in Italia ne vengono trasmessi 70 in un anno), sono infatti gli strumenti digitali che portiamo costantemente con noi a veicolare oltre 1,656 miliardi di conversazioni online sul cibo ogni settimana.

Anche i programmi televisivi di maggior successo, e quelli sulla cucina non fanno eccezione, sono “vittime” della nuova tendenza detta del secondo schermo. La scorsa edizione di Masterchef ha prodotto oltre mezzo milione di tweet, perché oggi anche nei momenti di relax davanti alla televisione non abbandoniamo mai il nostro smartphone e il nostro ruolo di self publisher.

Ma discutere di cibo non basta, perché l’estetica del cibo è il vero trend del momento e su tutti i social network che consentono la pubblicazione di immagini impazza da alcuni anni il fenomeno del foodspotting, la pubblicazione compulsiva di piatti e portate. Solo su Instagram le immagini associate all’hashtag #foodporn (termine riferito a immagini di cibo da godere con gli occhi) genera quasi 50 milioni di risultati.

Insieme ai social network, inoltre, è il mondo delle app legate al settore alimentare a tenere costantemente impegnati gli appassionati di cucina. Le app e i social network di cui non può fare a meno un vero foodie sono:

App e Social Network per Fare Rete

Tripadvisor e Yelp sono i più famosi, ma sul mercato tecnologico sono tante le applicazioni e i social network che mettono in prima linea l’opinione del pubblico su un ristorante, un locale o un prodotto alimentare. Fra le migliori app italiane troviamo 2Spaghi, molto ricca di informazioni, Misiedo, che permette di riservare un tavolo nei ristoranti recensiti e di accumulare punti per una cena gratuita e Rosteria, la guida ai migliori street food in Italia.

Un progetto di rete sociale diverso perché scavalca completamente il sistema tradizionale della ristorazione è poi Gnammo, la piattaforma di social eating in cui chi sa cucinare e chi vuole sperimentare si mette in contatto per un pasto condiviso homemade.

Tablecloth. Foto da: www.repubblica.it/tecnologia
Tablecloth. Foto da: www.repubblica.it/tecnologia

App per Cucinare

Non sono solo raccolte di ricette, la concorrenza sarebbe troppa, le app davvero utili sono quelle che ti dicono cosa cucinare e come farlo nel tempo di cui disponi e con gli ingredienti che hai in casa. Big Oven, con 11 milioni di download, è fra le più famose, ma c’è anche Allrecipes che tiene conto di quanto vuoi spendere per organizzare la tua cena e l’italiana Cos’ho in frigo, che si autodefinisce un “manuale di sopravvivenza in cucina per i single, gli imbranati, gli inesperti e i ritardatari cronici”.

App per Dosare Tempi, Pesi e Denaro

Per i provetti foodies ancora poco pratici con tempi di cottura o dosi, nascono Epicurious (un timer intelligente da scaricare sul telefono e accendere insieme ai fornelli) e Kitchen Calculator Pro, convertitore di pesi e misure specifico per gli alimenti. Per chi vuole risparmiare sulla spesa la scelta è vasta, dalle app geolocalizzate che avvisano quando i supermercati della tua zona fanno sconti, a quelle che ti compilano la lista degli acquisti in base al tuo budget settimanale.

App per Mangiare Sano

Dai ricercatori dell’Università di Firenze arriva Nuna (Nutritional Navigation), l’app che legge i codici a barre sui prodotti per poi posizionarli sulla piramide alimentare. In questo modo già mentre fai spesa puoi comporre il pasto perfetto a livello nutrizionale. Altro prodotto italiano è GeniusFood, app che si autodefinisce “il nutrizionista in tasca”. Spostandosi in paesi in cui le cattive abitudini alimentari sono molto diffuse l’app lanciata dalla rivista inglese Eating Well non solo pensa alla salute, ma anche alla fretta, in pratica il fast food senza junk food. L’utente indica le proprie intolleranze e allergie e lo smartphone propone un ricettario su misura per mantenersi sano e non perdere ore ai fornelli. Infine la catena di supermercati americana The Whole Foods Market lancia un’app di ricette dietetiche e indicazioni su dove trovare tutti gli ingredienti fra gli scaffali dei propri punti vendita. Comprende sezioni dedicate a bambini, vegani, vegetariani e alle più varie esigenze alimentari.

App per la Sostenibilità Alimentare

Expo 2015, concluso da pochi mesi, ha trovato la formula perfetta per riunire un pubblico internazionale e numerosissimo di foodies e raccogliere il consenso di chi, file permettendo, non vedeva l’ora di raccontare, fotografare, twittare la propria esperienza di gourmet all’evento milanese. Per fortuna però l’Expo ha fatto molto di più, accendendo i riflettori su temi dall’appeal meno evidente, ma dall’importanza vitale per il nostro pianeta: il cibo sprecato e le risorse naturali impiegate per produrre cibo che presto saranno esaurite. In questo anno la Francia ha stabilito per legge che il cibo rimasto dopo una cena al ristorante deve essere offerto all’ospite da portare a casa, gli avanzi di mense, scuole e grandi punti vendita alimentari vanno ridistribuiti e le attività di food share vanno incentivate.

Anche fra i produttori di app il tema ha trovato consensi, nascono così piccoli e grandi progetti, come l’italiana Last Minute Sotto Casa, l’app che ti manda un alert quando le botteghe del quartiere stanno chiudendo e vogliono ridistribuire cibo da consumare in giornata a prezzo molto ridotto, o Equovento che consegna a case famiglia e a ricoveri per bisognosi i lussuosi avanzi di cene di gala, matrimoni, cerimonie e convegni, e ancora Ratatouille, che permette di mettere in condivisione il frigorifero e la tavola con il vicinato per smaltire provviste in eccesso e socializzare.