Economia mondiale e mercati finanziari

All’interno del nostro global outlook sull’economia mondiale e sull’andamento dei mercati finanziari per l’anno 2018 avevamo inserito la tabella riportata di seguito che, in forma stilizzata, mostra come si comportano a grandi linee sia l’economia, sia i mercati finanziari durante le diverse fasi del ciclo economico.

 

FASE DEL CICLOL’ECONOMIAI MERCATI FINANZIARI
BEAR  MARKET
  •  Recessione
  •  Pressioni deflazionistiche

 

  • Azionario e credito molto negativi
  • Obbligazioni con basso rischio di credito  e scadenza lontane offrono performance elevate
  • Ricerca di porti sicuri
REFLATION
  • Crescita in aumento
  •  Inflazione tocca i minimi
  • Tassi banche centrali ai minimi
 

  • Azionario e credito performano bene
  • I tassi iniziano a salire e le obbligazioni con basso rischio di credito e scadenza lontana iniziano a soffrire

 

STABILITA’
  •  La crescita prende vigore
  •  Inflazione sale gradualmente verso il target di riferimento
  • Condizioni finanziarie accomodanti
  • Le banche centrali iniziano a pensare di adottare una politica monetaria più restrittiva
  • La maggior parte delle asset classes performa bene
ECCESSO
  • La crescita raggiunge il picco
  • Inflazione sale oltre il target
  • Banche centrali alzano i tassi

 

  • Azionario fa gli ultimi strappi rialzisti con aumento della volatilità
  • Gli spreads di credito si allargano
  • Obbligazioni con basso rischio di credito e scadenza lontana scendono di prezzo ma offrono comunque diversificazione alla volatilità

 

Era stato inoltre specificato come la fase attuale si posizioni nel mezzo tra quella di stabilità e quella di eccesso e l’andamento dei mercati finanziari del mese di gennaio è stato da manuale. Infatti,  il primo mese dell’anno si è concluso con buoni risultati per i principali mercati azionari e – specialmente negli ultimi giorni – volatilità in leggero aumento (caratteristica della fase di eccesso), spreads di credito in leggera contrazione (caratteristica della fase di stabilità) ed andamento negativo, a causa di un aumento dei tassi di interesse (che si muovono in direzione opposta ai prezzi) delle obbligazioni con basso rischio di credito e scadenza lontana (caratteristica della fase di eccesso). Abbiamo quindi allo stato attuale due su tre delle caratteristiche associabili ad una fase di eccesso.

 

Non è scontata una transizione alla fase di bear market nel prossimo periodo

Sebbene non sia pensabile che il prossimo periodo possa regalare risultati soddisfacenti come quelli registrati nel primo mese del 2018, non è possibile identificare con esattezza le tempistiche del momento di transizione dalla fase di eccesso a quella di bear market e pertanto l’attuale fase potrebbe pacificamente continuare per un periodo più o meno lungo, nonostante la positività dei mercati finanziari vada avanti ormai da tempo (a titolo di esempio, il più lungo mercato rialzista dell’indice azionario Americano maggiormente rappresentativo, lo S&P500, è durato 113 mesi e si è concluso con lo scoppio della bolla tecnologica dei primi anni duemila e l’attuale fase rialzista dura da 106 mesi. In media i mercati rialzisti sono durati invece appena 54 mesi).

Ad ogni modo, occorrono dei fattori scatenanti per invertire il trend, che al momento è supportato da fondamenta solide.

 

Due sono i principali fattori che stanno fornendo supporto al trend attuale:

 

  • il contesto di crescita globale coordinata, fatto che non accadeva dal 2010. Nel 2018 infatti solamente 6 stati mondiali su 206 saranno in recessione secondo le ultime stime e questo sarebbe il risultato migliore dal 1980. Crescita economica positiva equivale in genere ad utili aziendali positivi, che di conseguenza si riflettono sull’andamento dei mercati finanziari;
  • livelli di inflazione che, specialmente per quanto riguarda la parte di base che esclude le componenti più variabili quali energia e beni alimentari, rimangono – per ragioni anche strutturali come l’invecchiamento della popolazione e le pressioni ribassiste sui prezzi causate dai nuovi modelli di consumo (sempre più online) – al di sotto di quelli che sono gli obiettivi a cui aspirano le banche centrali le quali, di conseguenza, potranno permettersi di adottare un approccio graduale alla normalizzazione delle politiche monetarie (la FED effettuerà nel corso del 2018 2-3 rialzi dei tassi di interesse mentre la BCE punterà a terminare il piano di quantitative easing).

 

I fattori scatenanti per una transizione alla fase di bear market, sebbene non sia possibile identificarli con precisione in anticipo, potrebbero essere:

 

  1. un deterioramento della fragile situazione geopolitica;
  2. un ritorno a politiche protezionistiche che danneggerebbero il commercio globale;
  3. un aumento dei tassi troppo importante che, visto l’elevato livello di indebitamento, le economie non sarebbero in grado di sopportare.

 

Riguardo al punto 3 ed utilizzando come esempio l’America, mostriamo di seguito un grafico interessante che ci  mostra come sia diminuita mediamente la percentuale del reddito utilizzata dalle famiglie per far fronte al debito da quando nel 2008 la Federal Reserve ha dato il via ad una politica monetaria estremamente accomodante. Chiaramente, qualora i tassi aumentassero in misura importante senza un corrispondente aumento dei redditi, le opzioni per le famiglie sarebbero 2: diminuire le spese per consumi o non pagare più i debiti ed in entrambi i casi le conseguenze per l’economia non sarebbero positive!

 

Grafico 1: percentuale del reddito delle famiglie Americane utilizzato per pagamenti inerenti a debiti contratti

 

Fonte: elaborazione BSM su dati Federal Reserve

 

Le elezioni Italiane di marzo potrebbero innescare un aumento temporaneo della volatilità che rimarrà probabilmente confinato all’Italia.

L’avvicinarsi della tornata elettorale del 4 marzo potrebbe sicuramente causare un aumento della volatilità, che dovrebbe però rimanere confinata agli attivi che incorporano, esplicitamente o implicitamente, rischio Italia.

Tuttavia, se gli ultimi sondaggi che non vedono probabile la formazione di un governo in chiave antieuropeista venissero confermati dalle urne, eventuali ribassi non giustificati da altri fattori potrebbero rivelarsi delle interessanti opportunità di acquisto.

 

E poco probabile che nel prossimo periodo (inteso come medio periodo) i mercati finanziari performino bene come nel recente passato.

Parlando dei mercati azionari, statisticamente le performance nel breve periodo non sono influenzate dalle valutazioni, mentre lo sono quelle nel medio-lungo periodo e attualmente ci troviamo in una fase di valutazioni elevate. Da un’analisi statistica con basi robuste, abbiamo calcolato ad esempio che come vi siano basse probabilità che la performance media dei mercati azionari dei paesi sviluppati, nei prossimi 5 anni, possa essere superiore ad un 5% annualizzato (vi saranno quindi anni con performance superiori al 5% ed anni con performance inferiori e/o negative). In termini di confronto, la performance media annualizzata degli ultimi 5 anni è stata del 10% circa.

 

Qual è l’allocazione ideale nel contesto attuale?

Non esiste il portafoglio perfetto in termini assoluti, in quanto ogni cliente ha esigenze ed obiettivi di investimento diversi, comportando quindi che una corretta allocazione può essere sviluppata solamente dopo avere preso contezza di tali informazioni.

A livello generale riteniamo che per il prossimo periodo sia opportuno mantenere un posizionamento prudente rispetto alle percentuali obiettivo, magari con un’impostazione “a tre mattoncini” che consigliamo ormai da tempo: la prima componente, che serve per preservare il capitale, andrà allocata in un deposito bancario/ obbligazione a tasso certo; la seconda componente, che avrà come obiettivo quello dell’incremento del capitale nel medio periodo, dovrà essere composta da investimenti azionari, obbligazioni inflation linked ed obbligazioni con rischio di credito, mentre la terza, quella che avrà come scopo quello di diminuire la volatilità complessiva di portafoglio grazie al beneficio di decorrelazione rispetto alla seconda, dovrà essere allocata in obbligazioni governative con basso rischio di credito e lunga scadenza.

Le ultime due componenti dovranno essere chiaramente impacchettate in Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio o in gestioni patrimoniali per evitare gli eccessivi rischi derivanti dal fai-da-te.

Denis Manzi, CFA

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