ECONOMIA MONDIALE E MERCATI FINANZIARI: OUTLOOK 2018

Dopo un 2016 che si era rivelato davvero ricco di sorprese, il 2017,  giunto a conclusione, non ha riservato particolari colpi di scena:

  • le numerose tornate elettorali in Europa non hanno consegnato nessun paese alle forze populiste ed il processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea – fissato per ora al 29 marzo 2019 – è rimasto agli stadi iniziali;
  • il Presidente Americano Trump si è rivelato più mainstream del previsto;
  • l’economia mondiale ha mantenuto un ritmo di crescita buono e ben sincronizzato tra le diverse aree del globo, con trend in miglioramento e forze disinflazionistiche in calo;
  • le banche centrali non hanno compiuto passi falsi, ma hanno proseguito sui binari ormai tracciati da diverso tempo;
  • le economie emergenti sono state supportate da una buona crescita Cinese e da un prezzo del petrolio in rialzo;
  • non si sono verificati né eventi geopolitici di portata tale da fare deragliare la crescita economica, né “cigni neri”.

Ci apprestiamo ad entrare nel nuovo anno con una situazione globale di crescita coordinata tra le principali aree geografiche, cosa che non accadeva dal 2010.

Il nostro base case per il 2018 è quello di un proseguimento dell’attuale fase di crescita economica positiva, che ci appare abbastanza bilanciata e supportata da una forte accelerazione nel commercio globale e da un mix tra politica fiscale e monetaria accomodante. Questi fattori contribuiranno probabilmente ad un aumento della qualità della crescita, ad esempio grazie ad un aumento degli investimenti e della produttività.  L’inflazione “buona” dovrebbe rimanere a livelli non troppo elevati.

Ad ogni modo, è indubbio che la sottoutilizzazione dei fattori produttivi in aggregato stia diminuendo e che sia addirittura nulla in alcune aree – ad esempio l’America.

L’America continuerà nel tentativo di normalizzazione della politica monetaria ma senza esagerare, in quanto rialzi troppo repentini dei tassi causerebbero instabilità finanziaria e farebbero deragliare la ripresa economica, con conseguente diminuzione delle aspettative inflazionistiche, problemi sui settori economici più indebitati e a catena sulle banche e sulle persone fisiche. Sarà fondamentale trovare un bilanciamento virtuoso tra politica fiscale e monetaria.

In Europa, che ricordiamo presenta ancora una importante eterogeneità, crediamo sarà mantenuta una politica monetaria espansiva, anche se a livelli minori degli ultimi anni e dovrà essere coadiuvata da una politica fiscale non restrittiva.

Sia la FED che la BCE dovranno dimostrarsi in grado di non fare deragliare la crescita economica, evitando di commettere policy errors. I livelli di indebitamento importanti, uniti al venire meno gradualmente del supporto monetario, le pongono in una situazione delicata.

I mercati emergenti, che saranno supportati nella crescita prevalentemente da Cina ed India,  saranno influenzati dagli ormai classici fattori: tassi di interesse americani, politica estera americana, andamento del prezzo delle materie prime e crescita cinese.  Salvo un peggioramento della situazione geopolitica (di difficile lettura l’evolversi della situazione in Medio Oriente con la proxy war in atto tra Arabia Saudita ed Iran), anche per il 2018 i paesi in via di sviluppo forniranno un contributo positivo alla crescita economica mondiale.

Sebbene la situazione economica appaia generalmente positiva, nel 2018 sui mercati finanziari si registrerà probabilmente un aumento della volatilità a causa dello stadio avanzato del ciclo economico, ma soprattutto a causa delle elevate valutazioni delle principali attività di investimento, che hanno raggiunto livelli decisamente elevati e non lasciano margini di errore.

Solitamente, le fasi di ciclo come quella attuale – a cavallo tra stabilità ed eccesso – si caratterizzano per 1)un aumento della dispersione dei rendimenti, 2)mercati azionari che fanno gli ultimi strappi rialzisti, 3)spreads di credito in indebolimento 4)obbligazioni governative  che, sebbene non salgano di prezzo, offrono beneficio di “decorrelazione”, contribuendo pertanto ad abbassare la volatilità complessiva di portafoglio.

Per quanto concerne la strategia di investimento del prossimo periodo, crediamo che il fine anno sia un momento opportuno per effettuare un rigoroso check-up di portafoglio: l’investitore sovra-esposto al rischio farebbe bene a ridurlo gradualmente, mentre quello sotto-pesato di rischio farebbe probabilmente meglio ad attendere momenti più propizi per incrementare l’esposizione.  E’ pacifico come i mercati finanziari nel prossimo periodo difficilmente registreranno performance buone come quelle degli ultimi anni, visti i livelli di partenza. Infatti, se le valutazioni non aiutano a prevedere il mercato nel breve periodo, offrono invece un discreto supporto sul medio-lungo periodo.

A livello operativo consigliamo una conformazione di portafoglio che crediamo possa offrire un rapporto rischio-rendimento interessante strutturata come segue:

  • la prima porzione di portafoglio dovrà essere composta da investimenti azionari, obbligazioni inflation linked ed obbligazioni con rischio di credito, ma durata breve;
  • la seconda porzione di portafoglio dovrà essere composta da investimenti in obbligazioni governative, con basso rischio di credito e lunga scadenza.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari con i quali comporre le due porzioni di portafoglio, suggeriamo sempre di non esporsi al rischio specifico della singola azione/obbligazione, ma di affidarsi invece ad organismi di investimento collettivo del risparmio, oppure a gestioni patrimoniali in quanto consentono di ridurre i rischi in misura importante.

 

 

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