Economia mondiale e mercati finanziari

Sarà un’estate calda sui mercati finanziari? Probabilmente si. La conclusione del primo semestre dell’anno, oltre a performance generalmente non buone e livelli di volatilità in aumento, ci lascia con tante incertezze, principalmente sul fronte dei rapporti commerciali, con le politiche protezioniste messe in atto dagli USA che potrebbero incidere negativamente sulle prospettive di crescita del  prossimo periodo specialmente se le tensioni con la Cina dovessero aumentare.

Il consensus per una crescita globale sincronizzata, che ad inizio anno era elevato, si è dovuto scontrare nell’ultimo periodo con la presa d’atto di una crescente divergenza  nell’andamento economico delle diverse aree del globo, con gli USA che tra i paesi sviluppati sono gli unici a potere contare su politiche favorevoli alla crescita che consentono alla banca centrale locale di continuare nel processo di normalizzazione della politica monetaria. Tale situazione non giova chiaramente ai mercati emergenti, soprattutto ai paesi con importanti squilibri della bilancia commerciale, come ad esempio Argentina e Turchia.

Ma cerchiamo di analizzare più nel dettaglio cosa è successo nell’ultimo mese e quali saranno le prospettive per il prossimo periodo.

Qual è stato l’andamento delle principali asset classes nell’ultimo mese?

Sarà un’estate calda sui mercati finanziari? Probabilmente si. La conclusione del primo semestre dell’anno, oltre a performance generalmente non buone e livelli di volatilità in aumento, ci lascia con tante incertezze, principalmente sul fronte dei rapporti commerciali, con le politiche protezioniste messe in atto dagli USA che potrebbero incidere negativamente sulle prospettive di crescita del  prossimo periodo specialmente se le tensioni con la Cina dovessero aumentare.

Il consensus per una crescita globale sincronizzata, che ad inizio anno era elevato, si è dovuto scontrare nell’ultimo periodo con la presa d’atto di una crescente divergenza  nell’andamento economico delle diverse aree del globo, con gli USA che tra i paesi sviluppati sono gli unici a potere contare su politiche favorevoli alla crescita che consentono alla banca centrale locale di continuare nel processo di normalizzazione della politica monetaria. Tale situazione non giova chiaramente ai mercati emergenti, soprattutto ai paesi con importanti squilibri della bilancia commerciale, come ad esempio Argentina e Turchia.

Ma cerchiamo di analizzare più nel dettaglio cosa è successo nell’ultimo mese e quali saranno le prospettive per il prossimo periodo.

Qual è stato l’andamento delle principali asset classes nell’ultimo mese?

 

Asset Class

Performance % mese di giugno in valuta locale

Azionario Americano

+0,48%

Azionario Europeo

-0,32%

Azionario Mercati Emergenti

-4,57%

Obbligazionario Investment Grade Americano

-0,12%

Obbligazionario Investment Grade Europeo

+0,48%

Obbligazionario globale High Yield

-0,45%

Obbligazionario mercati emergenti aggregato

-0,66%

Fonte: elaborazione BSM su dati Bloomberg

Come si può osservare, le performance registrate dai mercati finanziari nell’ultimo periodo non sono state brillanti.

Ma l’economia mondiale rimane in salute?

Il ritmo di crescita globale rimane buono. I problemi principali sono però tre:

  1. i mercati finanziari già scontano nei prezzi una buona dose di crescita e pertanto a farla da padrone sono le “sorprese nei dati economici”, ovvero la differenza tra i valori effettivamente registrati e quelli attesi;
  2. l’adozione di ulteriori politiche protezionistiche ed anche solo l’aumentata percezione relativamente alla possibilità di una “trade war” tra USA ed i principali partners commerciali metterebbe un freno alla crescita, con conseguente aumento della volatilità e pressione al ribasso sugli attivi con sensitività maggiore alla crescita economica;
  3. l’aumento del prezzo del petrolio, che si mantiene a livelli superiori ai 70 dollari al barile, potrebbe causare un incremento dell’inflazione che spingerebbe le banche centrali ad adottare politiche monetarie più restrittive di quanto giustificato dai fondamentali economici e che metterebbero pressione al ribasso alla crescita.

La situazione politica Italiana sta incidendo in qualche modo sulla situazione globale?

Il cambio di governo in Italia, con la compagine giallo-verde al comando, ha aumentato le incertezze sulla coesione a livello Europeo. Tuttavia, almeno per il momento, ad essere impattati sono stati solamente le “attività con rischio Italia”.

I mercati finanziari stanno tuttavia concedendo ancora il beneficio del dubbio al nuovo governo ed al fine di non assistere ad un deterioramento ulteriore nei prezzi degli attivi Italiani, sarà fondamentale che non si concretizzi un sensibile peggioramento dei saldi di finanza pubblica.

Probabilmente i livelli raggiunti  da alcuni attivi con rischio Italia rappresentano delle interessanti opportunità di acquisto per investitori con un orizzonte temporale di medio periodo.

Come si stanno muovendo le principali banche centrali?

La Federal Reserve (FED) durante l’ultima riunione di politica monetaria ha alzato in maniera unanime i tassi di riferimento dello 0,25% per la seconda volta dall’inizio dell’anno,  portandoli nel range 1,75%-2,00% ed ha confermato il proseguimento del programma di riduzione del proprio bilancio.

La FED sa bene che l’attuale fase di espansione economica che dura ormai da tanto tempo non potrà continuare in eterno e pertanto approfitta giustamente di un’economia in salute e di un mercato del lavoro solido per crearsi munizioni da utilizzare quando l’economica fletterà. L’obiettivo – che sarà raggiunto solamente se non vi saranno intoppi sia a livello regionale sia a livello globale –  è di incrementare il costo del denaro di un altro 0,5% entro la fine dell’anno.

Grafico 1: Proiezione sull’andamento dei tassi di riferimento Americani. Si vede chiaramente come le aspettative di rialzo dei tassi siano aumentate dalla fine dell’anno scorso.

Fonte: elaborazione BSM su dati FED

Molto diversa invece la situazione in cui naviga la Banca Centrale Europea (BCE) la quale,  durante l’ultima riunione, ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al

-0,40%, annunciando inoltre che il quantitative easing procederà ad un ritmo di 15 miliardi di EUR mensili da ottobre sino a fine anno per poi terminare se le condizioni economiche e finanziarie lo permetteranno. Non si parlerà di rialzi dei tassi almeno sino all’estate 2019.

Di sicuro le banche centrali continueranno a  giocare un ruolo fondamentale nell’andamento sia economico che dei mercati finanziari. Per garantire un contesto di crescita positiva e salutare non dovranno essere commessi policy errors che si rivelerebbero deleteri per un’economia globale altamente indebitata e la cui stabilità è fortemente dipendente da tassi di interesse non elevati.

Quali saranno i fattori determinanti per l’andamento dei mercati finanziari nel prossimo periodo?

Due saranno le variabili principali:

  1. l’evoluzione delle retoriche protezionistiche. Qualora vi fosse un irrigidimento delle posizioni da parte degli USA, con conseguenti mosse di ritorsione da parte dei paesi colpiti, assisteremmo ad un andamento negativo dei mercati azionari e dell’obbligazionario con rischio di credito, soprattutto su quei settori esposti all’andamento delle esportazioni;
  2. l’inizio della pubblicazione degli utili del secondo trimestre dell’anno nei prossimi giorni inciderà in misura importante sull’andamento dei mercati finanziari. I prezzi attualmente scontano risultati generalmente positivi e qualora le attese non venissero rispettate, la resilienza dei mercati sarebbe messa a dura prova.

Quali sono le asset classes più interessanti nel contesto attuale?

Le valutazioni attuali non mostrano nessuna asset class particolarmente a sconto rispetto ai fondamentali. Una parte del mercato sulla quale siamo moderatamente positivi – considerando i fondamentali ma anche l’andamento negativo dei primi sei mesi dell’anno – è l’obbligazionario dei paesi emergenti denominato in valute forti (EUR, USD, ecc.) che, mantenendo un orizzonte temporale di medio periodo, potrebbe dare delle soddisfazioni.

Come andranno gestiti i portafogli nel prossimo periodo?

Questo primo semestre 2018 ci ha confermato come non sempre le componenti di portafoglio che la teoria vuole meno rischiose – ad esempio le obbligazioni che in questa prima parte dell’anno hanno mostrato rendimenti negativi sulla maggior parte dei sotto-settori – siano prive di volatilità e di movimenti negativi.

Ribadiamo pertanto che un portafoglio composto in percentuali variabili a seconda delle caratteristiche di ciascun investitore  da 1) depositi bancari/obbligazionario a tasso certo (per preservare il capitale), 2)investimenti azionari ed obbligazioni con rischio di credito (per incrementare il capitale) e 3) obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza (avendo scarsa correlazione con la seconda componente consente di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo), è in grado di offrire un buon compromesso tra rendimento e rischio in ogni condizione di mercato.

Continuiamo pertanto a credere che tale conformazione di portafoglio sia la più indicata per navigare il mare mosso previsto anche per i prossimi mesi.

 

Denis Manzi, CFA

Responsabile Innovazione Finanziaria ed Asset Manager

 

Come si può osservare, le performance registrate dai mercati finanziari nell’ultimo periodo non sono state brillanti.

 

Ma l’economia mondiale rimane in salute?

Il ritmo di crescita globale rimane buono. I problemi principali sono però tre:

  1. i mercati finanziari già scontano nei prezzi una buona dose di crescita e pertanto a farla da padrone sono le “sorprese nei dati economici”, ovvero la differenza tra i valori effettivamente registrati e quelli attesi;
  2. l’adozione di ulteriori politiche protezionistiche ed anche solo l’aumentata percezione relativamente alla possibilità di una “trade war” tra USA ed i principali partners commerciali metterebbe un freno alla crescita, con conseguente aumento della volatilità e pressione al ribasso sugli attivi con sensitività maggiore alla crescita economica;
  3. l’aumento del prezzo del petrolio, che si mantiene a livelli superiori ai 70 dollari al barile, potrebbe causare un incremento dell’inflazione che spingerebbe le banche centrali ad adottare politiche monetarie più restrittive di quanto giustificato dai fondamentali economici e che metterebbero pressione al ribasso alla crescita.

 

La situazione politica Italiana sta incidendo in qualche modo sulla situazione globale?

Il cambio di governo in Italia, con la compagine giallo-verde al comando, ha aumentato le incertezze sulla coesione a livello Europeo. Tuttavia, almeno per il momento, ad essere impattati sono stati solamente le “attività con rischio Italia”.

I mercati finanziari stanno tuttavia concedendo ancora il beneficio del dubbio al nuovo governo ed al fine di non assistere ad un deterioramento ulteriore nei prezzi degli attivi Italiani, sarà fondamentale che non si concretizzi un sensibile peggioramento dei saldi di finanza pubblica.

Probabilmente i livelli raggiunti  da alcuni attivi con rischio Italia rappresentano delle interessanti opportunità di acquisto per investitori con un orizzonte temporale di medio periodo.

 

Come si stanno muovendo le principali banche centrali?

La Federal Reserve (FED) durante l’ultima riunione di politica monetaria ha alzato in maniera unanime i tassi di riferimento dello 0,25% per la seconda volta dall’inizio dell’anno,  portandoli nel range 1,75%-2,00% ed ha confermato il proseguimento del programma di riduzione del proprio bilancio.

La FED sa bene che l’attuale fase di espansione economica che dura ormai da tanto tempo non potrà continuare in eterno e pertanto approfitta giustamente di un’economia in salute e di un mercato del lavoro solido per crearsi munizioni da utilizzare quando l’economica fletterà. L’obiettivo – che sarà raggiunto solamente se non vi saranno intoppi sia a livello regionale sia a livello globale –  è di incrementare il costo del denaro di un altro 0,5% entro la fine dell’anno.

 

Grafico 1: Proiezione sull’andamento dei tassi di riferimento Americani. Si vede chiaramente come le aspettative di rialzo dei tassi siano aumentate dalla fine dell’anno scorso.

Fonte: elaborazione BSM su dati FED

 

Molto diversa invece la situazione in cui naviga la Banca Centrale Europea (BCE) la quale,  durante l’ultima riunione, ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al

-0,40%, annunciando inoltre che il quantitative easing procederà ad un ritmo di 15 miliardi di EUR mensili da ottobre sino a fine anno per poi terminare se le condizioni economiche e finanziarie lo permetteranno. Non si parlerà di rialzi dei tassi almeno sino all’estate 2019.

Di sicuro le banche centrali continueranno a  giocare un ruolo fondamentale nell’andamento sia economico che dei mercati finanziari. Per garantire un contesto di crescita positiva e salutare non dovranno essere commessi policy errors che si rivelerebbero deleteri per un’economia globale altamente indebitata e la cui stabilità è fortemente dipendente da tassi di interesse non elevati.

 

Quali saranno i fattori determinanti per l’andamento dei mercati finanziari nel prossimo periodo?

Due saranno le variabili principali:

  1. l’evoluzione delle retoriche protezionistiche. Qualora vi fosse un irrigidimento delle posizioni da parte degli USA, con conseguenti mosse di ritorsione da parte dei paesi colpiti, assisteremmo ad un andamento negativo dei mercati azionari e dell’obbligazionario con rischio di credito, soprattutto su quei settori esposti all’andamento delle esportazioni;
  2. l’inizio della pubblicazione degli utili del secondo trimestre dell’anno nei prossimi giorni inciderà in misura importante sull’andamento dei mercati finanziari. I prezzi attualmente scontano risultati generalmente positivi e qualora le attese non venissero rispettate, la resilienza dei mercati sarebbe messa a dura prova.

 

Quali sono le asset classes più interessanti nel contesto attuale?

Le valutazioni attuali non mostrano nessuna asset class particolarmente a sconto rispetto ai fondamentali. Una parte del mercato sulla quale siamo moderatamente positivi – considerando i fondamentali ma anche l’andamento negativo dei primi sei mesi dell’anno – è l’obbligazionario dei paesi emergenti denominato in valute forti (EUR, USD, ecc.) che, mantenendo un orizzonte temporale di medio periodo, potrebbe dare delle soddisfazioni.

 

Come andranno gestiti i portafogli nel prossimo periodo?

Questo primo semestre 2018 ci ha confermato come non sempre le componenti di portafoglio che la teoria vuole meno rischiose – ad esempio le obbligazioni che in questa prima parte dell’anno hanno mostrato rendimenti negativi sulla maggior parte dei sotto-settori – siano prive di volatilità e di movimenti negativi.

Ribadiamo pertanto che un portafoglio composto in percentuali variabili a seconda delle caratteristiche di ciascun investitore  da 1) depositi bancari/obbligazionario a tasso certo (per preservare il capitale), 2)investimenti azionari ed obbligazioni con rischio di credito (per incrementare il capitale) e 3) obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza (avendo scarsa correlazione con la seconda componente consente di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo), è in grado di offrire un buon compromesso tra rendimento e rischio in ogni condizione di mercato.

Continuiamo pertanto a credere che tale conformazione di portafoglio sia la più indicata per navigare il mare mosso previsto anche per i prossimi mesi.

 

 

Denis Manzi, CFA

Responsabile Innovazione Finanziaria ed Asset Manager