Economia mondiale e mercati finanziari

San Marino, 4 giugno 2018

Sell in May and go away. Chi quest’anno avesse seguito il vecchio adagio di Wall Street che suggerisce agli investitori di chiudere le posizioni di rischio nel mese di maggio e di stare lontani dai mercati finanziari sino all’inverno, si sarebbe sicuramente risparmiato qualche grattacapo, visto l’andamento erratico dell’ultimo periodo su molte asset classes e negativo su molte altre, con il rischio Italia tornato prepotentemente alla ribalta a seguito degli eventi politici che si sono susseguiti nelle ultime settimane. Al sentiment generale non contribuiscono poi positivamente né la situazione geopolitica, con l’Amministrazione Americana che si dimostra sempre molto imprevedibile, né la situazione macroeconomica mondiale la quale, seppure non stia dando segnali di cedimento, inizia a mostrare tratti di debolezza da fine ciclo. Debolezza che viene poi accentuata in quei paesi – come ad esempio Argentina e Turchia –  che presentano sbilanci strutturali importanti  esacerbati nel contesto attuale da una politica monetaria Americana non più espansiva.

Ma cerchiamo di procedere con ordine andando a trattare più nel dettaglio alcuni dei temi introdotti.

Cosa sta succedendo politicamente in Italia?

Gli investitori – sia locali sia esteri – non amano l’incertezza e quando la situazione di un  paese, di una banca o di una azienda non è chiara, si preferisce vendere per evitare problemi. Gli ultimi avvenimenti sulla scena politica Italiana non hanno fatto altro che aumentare le incertezze e di conseguenza le vendite sugli attivi con rischio Italia sono arrivate copiose, facendo tornare in voga termini come “spread”, che erano da qualche tempo usciti dal dizionario delle persone comuni e dei media (lo spread in senso generico indica un differenziale. Quando si parla di spread tra Italia e Germania si intende generalmente il differenziale di rendimento tra una obbligazione sovrana emessa dal governo Italiano ed una obbligazione sovrana emessa dal governo Tedesco).

Il veto posto dal Presidente Mattarella alla nomina a Ministro dell’Economia dell’”euro-critico” Paolo Savona, con il successivo mandato esplorativo per la formazione del governo conferito al tecnico Cottarelli, il quale partiva però già sconfitto in partenza dato che Lega e M5S non gli avrebbero concesso la fiducia, ha fatto in modo che Lega e M5S scendessero a più miti consigli, rimescolando le carte e sostituendo la nomina di Savona all’economia (Savona è rimasto comunque nella compagine di governo con il ruolo di Ministro per gli affari Europei) con quella del Prof. Giovanni Tria.

E’ nato così il “governo Conte”, che cercherà di portare avanti l’ambizioso programma di governo che secondo fonti autorevoli (si veda ad esempio la stima dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani al seguente link: http://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-elezioni-2018-commenti-ai-programmi-di-finanza-pubblica presenta un deficit strutturale tra i 108 ed i 126 miliardi di EUR).

Le prossime settimane saranno cruciali per capire se le posizioni pre-elettorali si annacqueranno –come spesso succede – alla prova dei fatti.

La situazione rimane comunque molto fluida ed al momento appare azzardato fare previsioni sul futuro politico dell’Italia. E’ comunque un dato di fatto che l’insediamento del nuovo governo abbia portato un po’ di calma sui mercati finanziari, rincuorati dal venir meno di una nuova tornata elettorale che si sarebbe probabilmente  trasformata in un referendum pro/contro euro.

Di sicuro le ultime settimane hanno dimostrato ancora una volta – se ve ne fosse stato bisogno – come gli avvenimenti politici siano difficilmente prevedibili e come possano incidere in misura importante sull’andamento delle attività finanziarie.

Di seguito un grafico che ci mostra la negatività registrata dalle obbligazioni governative Italiane nell’ultimo periodo, prima del rimbalzo dei giorni scorsi a seguito della formazione del governo.

Grafico 1: curva dei tassi sovrani Italiani da 1 a 50 anni il 4 marzo 2018 ed il 29 maggio 2018. A titolo di esempio, chi avesse investito su un’obbligazione sovrana Italiana con scadenza a 10 anni il giorno prima delle elezioni del 4 marzo, si sarebbe ritrovato il 29 maggio con una perdita teorica di circa il 9%.

Fonte: Elaborazione BSM su dati Bloomberg

L’economia mondiale rimane in salute?

L’economica mondiale continua a crescere ad un buon ritmo ma i mercati finanziari già scontano nei prezzi una buona dose di crescita e pertanto a farla da padrone sono le “sorprese nei dati economici”, ovvero la differenza tra i valori effettivamente registrati e quelli attesi.

L’ultimo periodo da questo lato non è stato particolarmente buono.

Grafico 2: Citi Economic Surprise – Indicatore che mostra le sorprese nei dati economici globali. Valori sopra lo zero indicano dati che, in aggregato, registrano un andamento superiore alle aspettative.

Fonte: Elaborazione BSM su dati Bloomberg

Nel prossimo periodo inoltre continueranno a farsi sentire gli effetti base del prezzo del petrolio sui dati di inflazione, che registreranno probabilmente valori superiori a quelli degli ultimi mesi mettendo pressione alle banche centrali ed andando ad influire negativamente sul prezzo delle attività finanziarie, obbligazioni in primis.

Come  mai le valute e le obbligazioni di alcuni paesi emergenti stanno particolarmente soffrendo nell’ultimo periodo?

I mercati emergenti sono ormai una classe di paesi molto eterogenei tra loro ed occorre quindi fare opportune distinzioni tra di essi. La recente debolezza registrata sugli attivi finanziari di alcuni paesi (Argentina e Turchia per citarne alcuni), è dettata da diverse ragioni, tra le quali:

  • Squilibri strutturali nella bilancia commerciale;
  • Politica monetaria non indipendente dalla politica, il che solitamente implica tassi di interesse troppo bassi rispetto a quanto sarebbe giustificato dalle variabili macroeconomiche;
  • Politica monetaria USA in fase di restringimento che comporta un rafforzamento della valuta Americana. Molti paesi emergenti, approfittando dei tassi bassi degli ultimi anni, hanno approfittato per finanziarsi in Dollari Americani ed ora ovviamente la sostenibilità del proprio debito viene

Sicuramente movimenti al ribasso violenti potrebbero rivelarsi – quantomeno nel medio termine – delle interessanti opportunità di acquisto, ma come scritto in precedenza, occorrerà essere estremamente selettivi.

Qual è stato l’andamento delle principali asset classes nell’ultimo mese?

Asset ClassPerformance % mese di maggio in valuta locale
Azionario Americano+2,16%
Azionario Europeo-3,67%
Obbligazionario governativo Americano+0,90%
Obbligazionario governativo Europeo-1,02%
Obbligazionario globale High Yield-1,51%

Fonte: elaborazione BSM su dati Bloomberg

Quali saranno i fattori determinanti per l’andamento dei mercati finanziari nel prossimo periodo?

Sicuramente le prime mosse del nuovo governo Italiano influenzeranno l’andamento dei mercati Europei.

Molto importanti saranno anche le riunioni di FED e BCE, che si terranno rispettivamente il 13 ed il 14 giugno. Se dalla FED ci attendiamo un incremento dei tassi di interesse di 25 punti base, più  difficile interpretare quello che sarà il messaggio della BCE, vista l’intricata situazione politica Italiana. Non è comunque da escludere che sarà annunciata una riduzione degli acquisti del programma di allentamento quantitativo dal quarto trimestre dell’anno.

Come andranno gestiti i portafogli nel prossimo periodo?

Le ultime settimane ci hanno confermato che un portafoglio composto in percentuali variabili a seconda delle caratteristiche di ciascun investitore  da 1) depositi bancari/obbligazionario a tasso certo (per preservare il capitale), 2)investimenti azionari ed obbligazioni con rischio di credito (per incrementare il capitale) e 3) obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza (avendo scarsa correlazione con la seconda componente consente di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo), è in grado di offrire un buon compromesso tra rendimento e rischio in ogni condizione di mercato.

In chiave tattica – e solamente per la parte satellite del portafoglio – riteniamo possa essere interessante accumulare sul fronte obbligazionario il rischio sovrano Italiano ed il rischio mercati emergenti in valuta forte, preferibilmente con duration contenuta.

Denis Manzi, CFA

Responsabile Innovazione Finanziaria ed Asset Manager