Economia mondiale e mercati finanziari

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Le proiezioni macroeconomiche pubblicate di recente dal Fondo Monetario Internazionale nel contesto della revisione periodica del World Economic Outlook hanno confermato l’attuale contesto di crescita positiva e sincronizzata a livello globale. Il PIL mondiale è previsto in crescita del 3,9% sia per l’anno in corso sia per il prossimo, con contributo positivo sia da parte delle economie sviluppate, che dovrebbero crescere del 2,5% quest’anno e del 2,2% nel 2019, sia da parte delle economie emergenti le quali, seppure in maniera eterogenea, manterranno in aggregato un ritmo di crescita vicino al 5%. I livelli inflativi, previsti in leggera crescita per quest’anno anche grazie al recente aumento del prezzo del petrolio, dovrebbero poi indietreggiare nel corso del 2019, principalmente a causa degli effetti di base, permettendo così alle banche centrali di mantenere un atteggiamento non troppo restrittivo.

La Banca Centrale Europea, che durante la riunione di aprile ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%, non ha fornito ulteriori linee guida relativamente alla fine del quantitative easing che riteniamo proseguirà almeno sino alla fine di quest’anno, proteggendo così gli investitori obbligazionari del vecchio continente.

Per quanto riguarda la Federal Reserve Americana, che si trova a far fronte ad una economica in buona salute – come testimoniato anche dal dato del PIL del primo trimestre dell’anno che ha registrato un +2,3% rispetto al trimestre precedente – e che vuole crearsi munizioni da utilizzare quando il ciclo economico fletterà, ci attendiamo invece un ulteriore incremento del costo del denaro che sarà portato nel range 1,75% – 2% tra maggio e giugno, grazie anche al graduale incremento del costo del lavoro, che ha raggiunto i massimi dal 2008.

Grafico 1: crescita anno su anno del costo complessivo del lavoro negli USA

Fonte: Elaborazione BSM su dati Bloomberg

 

Quanto sopra esposto ci permette di affermare che verosimilmente – escludendo eventi esogeni che per la loro stessa natura sono impronosticabili – non ci troveremo ad affrontare un contesto di recessione economica almeno sino a fine 2019-inizio 2020.

Entrando più nel dettaglio dell’andamento dei mercati finanziari, nel commento pubblicato ad inizio aprile avevamo posto l’accento su come la pubblicazione degli utili aziendali del primo trimestre avrebbe avuto un ruolo di rilievo per la price action del breve periodo. In America, oltre la metà delle aziende incluse nell’indice azionario più rappresentativo, lo S&P500, hanno sino ad oggi riportato i dati, che mostrano un incremento degli utili di circa il 25% rispetto al primo trimestre 2017. Bene, seppure nemmeno paragonabili a quelli oltre oceano, anche gli utili aziendali Europei che però, nonostante il buon momentum, rimangono a livelli ancora inferiori a quelli raggiunti prima della grande crisi economica del 2008.

Grafico 2: Utili aziendali Europei (indice Stoxx600 – linea blu) ed Americani (indice S&P500 – linea rossa)

Base=100 al 30 aprile 2008

Fonte: Elaborazione BSM su dati Bloomberg

I mercati finanziari hanno reagito bene alla pubblicazione degli utili aziendali? Quali sono stati gli altri eventi significativi dell’ultimo periodo?

Numeri positivi erano già in larga parte scontati nei prezzi delle attività finanziarie. Sicuramente i buoni dati hanno contribuito alle buone performance registrate nell’ultimo mese dai mercati azionari ed a quelle negative registrate dai mercati obbligazionari con basso rischio di credito. Di seguito una tabella riepilogativa con l’andamento dell’ultimo mese per alcune asset classes.

Asset ClassPerformance % mese di aprile in valuta locale
Azionario Americano+1,10%
Azionario Europeo+4,81%
Obbligazionario governativo Americano-0,94%
Obbligazionario governativo Europeo-0,31%
Obbligazionario globale High Yield+0,09%

Fonte: elaborazione BSM su dati Bloomberg

Ulteriori eventi decisamente importanti sono stati quelli a livello geopolitico, con la diminuzione delle tensioni tra USA e Corea del Nord (da segnalare l’incontro avvenuto tra i leaders delle due Coree) e l’inasprimento delle tensioni tra USA e Russia, culminate nelle sanzioni Americane a carico di una delle maggiori aziende produttrici di alluminio a livello mondiale, la Russa Rusal.

Quali saranno i fattori determinanti per l’andamento dei mercati finanziari nel prossimo periodo?

Continuiamo a rimanere preoccupati per le tensioni da livello geopolitico e dalle mosse poco prevedibili portate avanti dall’amministrazione Americana relativamente al commercio con l’estero. E’ infatti sufficiente un “tweet” di Trump per muovere i mercati finanziari in maniera decisa da un lato e dall’altro.

Le obbligazioni, generalmente ricercate dagli investitori per ottenere flussi di cassa stabili e preservare il capitale, hanno registrato nell’ultimo periodo rendimenti negativi ed in molti casi inferiori a quelli registrati dai mercati azionari a causa dell’aumento dei tassi di interesse, specialmente in America. E’ il caso di preoccuparsi?

No. Sebbene crediamo che i tassi di interesse abbiano ancora spazio per salire, riteniamo che le obbligazioni, specialmente quelle con minimo rischio di credito, debbano sempre – indipendentemente dal contesto economico e di mercato di breve periodo – ricoprire un ruolo importante all’interno del portafoglio in quanto, oltre a corrispondere flussi di cassa costanti, permettono di contenere la volatilità del portafoglio complessivo grazie alla scarsa correlazione con gli attivi più volatili, come ad esempio il mercato azionario.

Visto l’elevato indebitamento dell’economia globale, crediamo che non siano sostenibili tassi di interesse molto più elevati degli attuali.

Discorso un po’ diverso invece per le obbligazioni con rischio di credito che, dopo l’importante riduzione degli spreads degli ultimi anni, non offrono prospettive allettanti nel  prossimo periodo ed alle quali nel contesto attuale preferiamo l’investimento azionario.

Come andranno gestiti i portafogli nel prossimo periodo?

Innanzitutto vale la pena ricordare come i movimenti di mercati di breve periodo non dovrebbero alterare in misura significativa l’allocazione strutturale e strategica del singolo individuo. Infatti, è ormai risaputo come l’andamento di breve dei mercati finanziari sia difficilmente prevedibile, molte volte anche dagli addetti ai lavori. Studi rigorosi hanno dimostrato che oltre il 90% dei risultati nel medio-lungo periodo deriva dall’asset allocation strategica ma nonostante ciò è possibile aggiungere valore alla gestione tramite degli scostamenti tattici di piccola entità per cercare di sfruttare le opportunità che di volta in volta si presentano.

Dal mese di febbraio siamo entrati in un nuovo paradigma: se negli ultimi anni ci eravamo abituati a navigare in un contesto di bassa volatilità e redditività generalmente positiva su tutte le asset classes, ci siamo ora dovuti adattare ad una nuova condizione, fatta di volatilità più elevata ed oscillazioni più ampie, che ci impone l’adozione di una politica di investimento flessibile ed opportunistica.  Sui mercati azionari, ad esempio, attualmente alleggeriamo le esposizioni dopo movimenti rialzisti nell’ordine del 3%-4% ed accumuliamo dopo movimenti ribassisti nell’ordine del 5%-7% mantenendo un approccio agnostico su aree geografiche e settori industriali.

Denis Manzi, CFA

Responsabile Innovazione Finanziaria ed Asset Manager