Economia mondiale e mercati finanziari

Un mese di marzo ricco di eventi sia sul fronte economico-finanziario sia su quello politico ha decretato la fine del primo trimestre dell’anno, conclusosi con performance negative sulla maggior parte delle asset classes e con una marcata dicotomia tra l’andamento dell’economia globale e quello dei mercati finanziari.

La crescita economica globale sta infatti proseguendo ad un buon ritmo e soprattutto in maniera sincronizzata tra le principali aree geografiche. L’anno attualmente in corso – per la prima volta dagli anni ’80 – dovrebbe chiudere con sole 6 nazioni in recessione su un totale di 206, ma vi è sempre maggiore consapevolezza sulle fragilità del ciclo economico. Fragilità ben evidenziate dai movimenti dei mercati finanziari che, dopo un 2017 tra i più tranquilli di sempre, hanno visto aumentare in misura importante i livelli di volatilità, lasciando poco spazio agli investitori i quali – complice la compressione dei tassi di interesse che ha spinto a comportamenti speculativi e sbagliati per cercare redditività – si sono improvvisamente trovati a dovere fronteggiare andamenti negativi dei propri portafogli.
A titolo di esempio, l’indice azionario MSCI World, rappresentativo delle azioni mondiali con focus principale sui paesi sviluppati, ha chiuso il primo quarto dell’anno con un andamento negativo di circa l’1,8% e l’indice azionario Europeo Eurostoxx50 ha perso oltre il 4%.

Trimestre difficile anche per chi avesse deciso di rimanere confinato ad investimenti obbligazionari. Infatti, sia sul segmento Investment Grade sia su quello High Yield, le performance hanno avuto segno negativo.

Quali sono stati gli eventi più significativi che hanno influenzato nel mese scorso l’andamento dei mercati finanziari?

Il rialzo dei tassi attuato dalla Banca Centrale Americana, che ha portato il livello di riferimento nel range 1,5% – 1,75%, era già completamente scontato dai mercati finanziari e pertanto non ha sorpreso gli operatori.

Discorso diverso invece per l’imposizione da parte dell’Amministrazione Americana di dazi sulle importazioni che, se dovessero dare il via a misure di ritorsione da parte dei paesi più colpiti (Cina in primis), potrebbero causare non poche problematiche per l’economia e di conseguenza per i mercati finanziari.

Altro evento che si è rivelato market mover e che continuerà a fare discutere nel prossimo periodo è stato lo “scandalo Facebook”, che ha sollevato non tanto il problema della privacy, ma il fatto che eventi fondamentali per l’andamento della vita quotidiana, come ad esempio le elezioni politiche di qualsiasi paese, possano essere facilmente manipolati proprio grazie alle informazioni che quotidianamente – molte volte anche senza rendercene conto – disseminiamo nella rete Internet.

Le elezioni politiche Italiane, come previsto nel commento mensile pubblicato ad inizio marzo, non hanno invece causato grattacapi, sebbene non sia ancora chiaro se si riuscirà a formare un governo e, in caso affermativo, quale sarà la conformazione.

Quali saranno i fattori determinanti per l’andamento dei mercati finanziari nel prossimo periodo?

La pubblicazione, da circa metà aprile, degli utili aziendali del primo trimestre influenzerà sicuramente la price action del mese.

I mercati scontano, per quanto riguarda l’America (il mercato leader), un aumento di circa il 13,5% rispetto ai dati del primo trimestre 2017 e pertanto risultati effettivi superiori o inferiori a questa soglia potrebbero influenzare l’andamento dei mercati finanziari di aprile.

E nel medio periodo?

Il problema principale è che basta anche un piccolo imprevisto per creare uno shock. Potrebbe arrivare dalla Borsa, dall’eccesso di debito, dall’illiquidità dei mercati obbligazionari, da un imprevisto aumento dell’inflazione o da una crisi geopolitica (la situazione in Medio Oriente è quella più intricata e preoccupante da questo lato).

Sicuramente di vulnerabilità i mercati finanziari e l’economia globale (che ricordiamo con la globalizzazione sono diventati sempre più interconnessi) ne hanno diverse.

Allo stato attuale quello che desta più preoccupazione è il ritorno di politiche protezionistiche, che potrebbero causare un aumento non genuino dei livelli di inflazione, che spingerebbero le banche centrali ad adottare misure restrittive di politica monetaria che a loro volta rischierebbero di fare piombare l’economia globale in recessione.

Non aiutano di certo le valutazioni dei mercati finanziari. Infatti, nonostante il calo del primo trimestre dell’anno, rimangono a livelli estremamente elevati su tutte le asset classes.

Quindi qual è l’allocazione di portafoglio ideale per il medio periodo?

Anche l’ultimo mese ci ha confermato che nella situazione attuale non risulta efficiente mantenere un portafoglio statico, in quanto ci si precluderebbe la possibilità di sfruttare le opportunità che mercati volatili possono presentare.

Sebbene non esista il portafoglio ideale in termini assoluti, in quanto ogni cliente ha esigenze ed obiettivi di investimento diversi, ribadiamo che un’allocazione di portafoglio che reputiamo efficace nel medio periodo sia quella composta dalle seguenti tre componenti, dosate sulla base delle caratteristiche personali di ciascuno:

 

  1. Depositi bancari/obbligazionario a tasso certo, per preservare il capitale;
  2. Investimenti azionari ed obbligazioni con rischio di credito, per incrementare il capitale;
  3. Obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza, in quanto ha scarsa correlazione con la seconda componente e consente quindi di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo.

 

Viste le tante incertezze che abbiamo davanti, unite alla consapevolezza che i mercati finanziari nel medio-lungo periodo (inteso come 5 anni ed oltre) non registreranno probabilmente performance brillanti come quelle degli ultimi anni a causa delle valutazioni elevate presenti sui mercati finanziari, ci sentiamo di affermare che non sarebbe sbagliato ridurre l’esposizione al rischio a seguito di rimbalzi di mercato. Un aumento dei rischi – da realizzarsi a seguito di movimenti ribassisti di mercato – dovrebbe invece essere contemplato solamente da quegli investitori che si trovano con portafogli molto sotto-pesati rispetto a quanto previsto dalla loro asset allocation strategica di medio-lungo periodo.

Nell’attuale contesto, quali strumenti finanziari sono nel dettaglio i più indicati per comporre il portafoglio?

La parte di portafoglio dedicata a preservare il capitale può essere tranquillamente investita in depositi bancari/obbligazioni bancarie ed in strumenti finanziari con caratteristiche tali da permettere la protezione del potere di acquisto, come ad esempio i titoli obbligazionari c.d. inflation linked, mentre crediamo che le componenti di portafoglio dedicate alla crescita del capitale debbano essere affidate a gestori professionisti con un approccio di investimento attivo e dinamico e sempre per il tramite di fondi comuni/SICAV o gestioni patrimoniali.

Investimenti in strumenti finanziari a replica passiva, come ad esempio gli ETF, non sono molto adatti nell’attuale contesto di mercato caratterizzato da una volatilità elevata e da una dispersione anche importante nelle performance dei diversi settori industriali. Infatti, tali strumenti, replicando fedelmente la composizione di un indice, sono soggetti alle caratteristiche dello stesso. Ad esempio, come possiamo vedere dal grafico sottostante, il mercato azionario è attualmente molto esposto all’andamento del settore tecnologico e pertanto investire in uno strumento a replica passiva implica – nel bene e nel male – essere legati a doppio filo all’andamento di tale settore.

 

Grafico 1: Composizione settoriale storica dell’indice S&P500, l’indice azionario Americano più rappresentativo.

Il settore tecnologico (rappresentato in linea grigia) pesa oggi per circa il 25% dell’indice. Livelli superiori furono registrati solamente nel periodo precedente allo scoppio della bolla tecnologica dei primi anni 2000.

Fonte: Topdown Charts

Denis Manzi, CFA

Responsabile Innovazione Finanziaria ed Asset Manager