Economia mondiale e mercati finanziari

Trigger è un sostantivo inglese che in italiano significa letteralmente “grilletto” e che viene utilizzato in diversi contesti. Nell’elettronica, ad esempio, il trigger è un segnale di comando di dispositivi elettronici, mentre in medicina è un punto anatomico la cui stimolazione può scatenare manifestazioni di svariate tipologie.  In finanza, il trigger è quel qualcosa che fa scatenare un altro qualcosa e solitamente la parola si usa quando accade un evento non particolarmente piacevole, come quando appunto un qualcosa (il trigger) fa scattare improvvisi ribassi sui listini azionari.

L’ultima settimana del mese appena conclusosi, dopo ormai un lungo periodo di compiacenza, ha riportato sui mercati finanziari un deciso grado di fibrillazione a seguito della diffusione dell’infezione virale COVID-19 (Coronavirus) in Europa, con l’Italia come epicentro (il Coronavirus pertanto è stato il trigger che ha causato pressione di vendita sui mercati azionari). I mercati finanziari “scontavano” un contenimento alla Cina o ai paesi limitrofi ad essa della diffusione e sono stati pertanto costretti a scontare le nuove informazioni.

Era prevedibile un calo del mercato azionario proprio nell’ultima settimana di febbraio? NO, o meglio, la probabilità di prevederlo era statisticamente del 50%. Il mese scorso scrivevamo “…In ottica tattica – o speculativa che dir si voglia –  considerando le elevate valutazioni raggiunte dalla maggior parte delle classi di investimento, l’incertezza che aleggia sui mercati relativamente agli sviluppi sulla diffusione del Coronavirus ed i segnali provenienti nostri modelli quantitativi, per il prossimo periodo ci appare sensato:

Mantenere una esposizione azionaria leggermente sotto ai target stabiliti in sede di costruzione dell’asset allocation strategica…”.

Abbiamo quindi previsto cosa sarebbe successo? NO!  Il nostro suggerimento nulla aveva a che fare con previsioni, ma semplicemente su un corretto processo di gestione del rischio; i mercati azionari risultavano cari, iper-comprati e con movimenti molto estesi. Statisticamente, in presenza di queste condizioni, è probabile che un evento non scontato dai mercati (in questo caso è stato la diffusione del Coronavirus, ma avrebbe potuto essere qualsiasi altra cosa, come ad esempio un dato macroeconomico molto sotto alle aspettative, una banca centrale meno espansiva del previsto, ecc.) faccia scattare le vendite. E’ comunque ovvio come i mercati possano mantenersi a livelli distanti da quelli suggeriti dai fondamentali per archi di tempo anche molto lunghi ed è proprio per questo che ogni suggerimento va sempre visto in ottica di “sovrappeso” o “sottopeso”, rispetto ai target di riferimento e mai come All-In o All-Out!

Quindi come si sono comportati i mercati finanziari nell’ultimo periodo?

Mese a due volti quello di febbraio, con le prime tre settimane che hanno registrato performance eccelse sulle classi di investimento più volatili (Azionario Americano +3,48% nelle prime tre settimane del mese) e l’ultima settimana che invece ha visto un calo vertiginoso, spinto dalla diffusione del Coronavirus e dai timori delle relative conseguenze. Anche il mercato del credito ha risentito della negatività registrando un sensibile allargamento degli spreads.  Positivo – per portafogli ben diversificati – il proseguimento di un andamento decorrelato, specialmente nelle giornate negative, tra mercati azionari ed obbligazionari con basso rischio di credito (a titolo di esempio, la correlazione tra l’indice azionario S&P500 e l’indice obbligazionario US Aggregate è stata nell’ultima settimana del mese di -0,88).

Asset Class

Performance % mese di febbraio  in valuta locale

Performance % anno 2020  in valuta locale

Azionario Americano

-8,41%

-8,56%

Azionario Europeo

-8,55%

-11,10%

Azionario Mercati Emergenti

-5,35%

-9,79%

Obbligazionario Investment Grade Americano

1,80%

3,76%

Obbligazionario Investment Grade Europeo

0,35%

2,34%

Obbligazionario globale High Yield

-1,83%

-1,71%

Obbligazionario mercati emergenti aggregato

-0,20%

1,34%

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg.

Quali sono stati gli eventi più significativi dell’ultimo periodo?   

 La price action è stata chiaramente influenzata dai continui sviluppi sulla diffusione del Coronavirus COVID-19. Tra gli altri eventi principali del mese vale la pena citare:

  • L’assoluzione del Presidente Americano Donald Trump, da parte del senato, da tutte le accuse che avevano portato alla richiesta di impeachment. Tra i senatori Repubblicani, l’unico a votare a favore della procedura è stato Mit Romney;
  • La riduzione dei dazi applicati dalla Cina su alcune merci importate dagli USA. Nello specifico, saranno impattati 1.717 prodotti per un controvalore totale di circa 75 miliardi di USD; i dazi su alcune merci passeranno dal 5% al 2,5% e su altre dal 10% al 5%;
  • La vittoria del candidato Bernie Sanders alle primarie del partito democratico nello stato del New Hampshire. Dietro di lui Buttigieg, la Klobuchar, la Warren e poi Biden. Ricordiamo come l’agenda di Sanders sia decisamente radicale ed alquanto dispendiosa e che, tra le altre cose, preveda Medicare for all, nuovo green deal, salario minimo di 15 USD all’ora rispetto agli attuali 7,25, università pubblica gratuita per tutti, separazione tra banche commerciali e banche di investimento, aumento delle tasse sui grandi patrimoni e sui grandi redditi;
  • Il primo esperimento di Helicopter Money, ovvero l’elargizione gratuita di soldi ai cittadini. Nello specifico, Hong Kong – per contrastare gli effetti del Coronavirus – concederà un controvalore di circa 1.280 USD ad ogni residente permanente.

Qual è la condizione di salute dell’economia globale e soprattutto quali potrebbero essere gli effetti del COVID-19? 

Siamo entrati nel 2020 con una condizione di salute in miglioramento, ma è ormai praticamente certo che gli effetti della diffusione di COVID-19 si faranno sentire in misura importante sulla crescita del primo trimestre, sebbene sia sostanzialmente impossibile al momento valutare quantitativamente gli effetti. A nostro avviso, qualora la problematica dovesse acutizzarsi gli effetti sull’economia sarebbero più duraturi mentre nel caso contrario, o comunque se venissero trovate delle soluzioni, vi sarebbe una ripresa a V.

Nel caso più pessimista, ad ogni modo, vi sarebbe un intervento massiccio sia dal lato fiscale sia da quello monetario che ammorbidirebbe la caduta. 

Conviene liquidare le posizioni di rischio sui mercati finanziari?

IMPOSSIBILE prevedere come si comporteranno i mercati finanziari nei prossimi giorni, nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, ma è OVVIO che l’economia mondiale continuerà a crescere nel medio periodo (non dimentichiamoci infatti che l’umanità nel corso degli ultimi decenni ha affrontato e superato molteplici problematiche uscendone sempre indenne!). Ne consegue che i mercati finanziari – evitando il rischio specifico – continueranno a fornire performance positive sui corretti orizzonti temporali! Nel breve periodo, ovviamente, è impossibile prevedere quale sarà l’andamento e tutto potrebbe succedere.
A titolo di esercizio abbiamo analizzato tutte le settimane (17) dal 1950 in cui lo S&P500 ha avuto una performance peggiore del 7% ed abbiamo calcolato le performance dopo 1 mese, dopo 3 mesi, dopo 6 mesi e dopo 1 anno.

Di seguito i risultati:

Fonte: elaborazione BSM su dati Bloomberg

  • La performance media è stata di -9,08%
  • La performance media dopo 1 mese è stata di +0,09% (0% di performance negative)
  • La performance media dopo 3 mesi è stata di +6,41% (23% di performance negative, con la peggiore di -20,60%);
  • La performance media dopo 6 mesi è stata di +13,81% (18% di performance negative, con la peggiore di -23,36%);
  • La performance media dopo 1 anno è stata di +18,26% (29% di performance negative, con la peggiore di -12,76%);

Statisticamente quindi quello che rende di più è il tempo speso dentro al mercato e non il market timing!

Quali saranno gli eventi da monitorare nel prossimo periodo?

Palese come l’attenzione sarà rivolta agli sviluppi circa la diffusione di COVID-19 e soprattutto agli effetti sul ciclo economico, con la pubblicazione dei leading indicators del mese di febbraio che sarà molto attenzionata.

A mero titolo informativo, riportiamo un grafico che mostra i dati ufficiali a livello mondiale sui contagi, sulle morti (tasso di mortalità=3,42%) e sulle guarigioni (dati aggiornati alle ore 7:59 del 2 marzo 2020).

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg

Altro evento da monitorare – sebbene passato in secondo piano – sarà il round di primarie del partito democratico Americano previsto per il 3 marzo nei principali Stati (Super Tuesday) a seguito del quale sarà molto più chiaro chi potrebbe essere lo sfidante di Trump, alle elezioni Presidenziali di novembre.

Da non dimenticare inoltre le possibili mosse espansive che le banche centrali, in primis quella Americana, potrebbero prendere per contrastare l’ormai scontata debolezza economica del primo trimestre. 

Cosa ci dicono le valutazioni attuali dei mercati finanziari?

Vale sempre la pena dare uno sguardo alle valutazioni delle principali categorie di investimento, in quanto nel medio-lungo periodo la performance dei mercati è fortemente correlata alle valutazioni presenti al momento di investimento (più basse sono le valutazioni più elevato è il rendimento prospettico e viceversa).

Come si può vedere dalla tabella seguente, le valutazioni a cui trattano attualmente le principali classi di investimento sono in miglioramento rispetto al mese scorso su tutte le categorie di investimento considerate, sebbene i valori non appaiono ancora a buon mercato, fatta eccezione per l’obbligazionario mercati emergenti.

MercatoMetrica utilizzataPercentile
MSCI World (Azionario mondiale)Prezzo/Utili   prospettico72 (82 lo scorso mese)
Obbligazionario EUR Investment GradeOption Adjusted Spread vs. governativo81 (86 lo scorso mese)
Obbligazionario EUR High YieldOption Adjusted Spread vs. governativo72 (82 lo scorso mese)
Obbligazionario mercati emergentiOption Adjusted Spread vs. governativo38 (48 lo scorso mese)

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg con dati rilevati in data 27 febbraio 2020. Il percentile, con valori che vanno da 0 a 100 (più il valore è elevato e più il mercato è caro) è calcolato su una serie storica di 10 anni e rilevazioni mensili. 

Come andranno quindi gestiti i portafogli nel prossimo periodo?  

Strategicamente, nonostante la negatività dell’ultimo periodo, nulla cambia rispetto a quella che dovrebbe essere la normalità. L’obiettivo di ogni allocazione di portafoglio DOVREBBE ESSERE QUELLA DI RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DI INVESTIMENTO CON IL MAGGIOR GRADO POSSIBILE DI PROBABILITÀ STATISTICA! Le Capital market assumptions di medio-lungo periodo non subiscono in genere variazioni a seguito di eventi classificabili come di breve periodo.

Di norma, un portafoglio bilanciato costituito – dosando le diverse componenti a seconda degli obiettivi di investimento del singolo investitore –  da una componente “monetaria” (che da stabilità), una componente obbligazionaria con basso rischio di credito (che protegge nei momenti di avversione al rischio) ed una componente di azionario mondiale (che contribuisce alla crescita di portafoglio) è quello che da le migliori soddisfazioni. Particolarmente consigliata la logica di “piano di accumulo” che consente di smussare (nel bene e nel male) le oscillazioni dei mercati.

In ottica tattica – o speculativa che dir si voglia –  dopo che lo scorso mese abbiamo consigliato di mantenere l’esposizione ai mercati azionari ed al rischio di credito sotto ai target strategici, i segnali provenienti dai nostri modelli quantitativi per il prossimo periodo ci suggeriscono di:

  • Aumentare gradualmente l’esposizione azionaria, portandola vicino ai target stabiliti in sede di costruzione dell’asset allocation strategica(ancora meglio i paesi sviluppati di quelli emergenti);
  • mantenere l’esposizione all’obbligazionario privo di rischio di credito, leggermente superiore al peso stabilito in sede di asset allocation strategica;
  • Mantenere l’esposizione all’obbligazionario con rischio di credito, leggermente sotto al peso stabilito in sede di asset allocation strategica (vediamo più valore nel debito dei mercati emergenti rispetto al debito High Yield).