Economia mondiale e mercati finanziari

Dopo quattro mesi di rialzi ininterrotti sui mercati finanziari era sicuramente plausibile e pensabile attendersi un’ondata ribassista se non altro – come scritto il mese scorso – per permettere ai listini di scaricare gli eccessi e rifiatare. Affinché una pausa al movimento rialzista si materializzasse era ovviamente necessaria una motivazione, che è puntualmente arrivata il 5 maggio quando il Presidente Americano Donald Trump ha annunciato – con uno dei suoi soliti tweet – che i dazi su 200 miliardi di importazioni Cinesi sarebbero passati dal 10% al 25% e ulteriori 325 miliardi di importazioni Cinesi potrebbero in futuro essere sottoposti a dazi. Tutto questo a causa, a suo dire, del ritmo troppo lento con cui stanno procedendo le trattative per la negoziazione di un accordo commerciale con il dragone asiatico. I mercati, che nei prezzi stavano scontando quantomeno la firma di un accordo che magari, anche solo di facciata, mettesse in pausa le tensioni a livello commerciale, hanno preso nota ed hanno iniziato a scontare un contesto di crescita economica mondiale in rallentamento; di conseguenza, la price action generale si è rivelata negativa per il mercato azionario e per quelle classi di investimento correlate positivamente all’andamento dell’attività economica. Performance positive invece per i mercati obbligazionari privi o con minimo rischio di credito, che beneficiano sia di movimenti di flight to quality sia di una situazione di crescita economica stagnante e bassa inflazione. A testimonianza di come le attività finanziarie a basso rischio siano in questo momento particolarmente ricercate, notiamo come il controvalore di obbligazioni che trattano con tassi di rendimento negativi siano tornate sopra agli 11 trilioni di dollari americani, livello pari a circa il 20% del totale e vicino ai massimi registrati nel 2016.

Fonte: Controvalore in trilioni di USD di obbligazioni con tasso di interesse negativo

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg

Maggio 2019 potrebbe essere tranquillamente utilizzato da un professore di finanza come esempio per illustrare in modo pratico i benefici che porta una diversificazione di portafoglio in classi di investimento scarsamente correlate tra loro. A titolo di esempio consideriamo due categorie di investimento: 1) azionario europeo rappresentato dall’indice MSCI Europeo, 2) obbligazionario governativo europeo privo di rischio di credito, rappresentato dall’indice Bloomberg Barclays Euro-Aggregate Treasury Germany.

La tabella seguente mostra i risultati, sia a livello di performance che di rischio, che si sarebbero ottenuti nel mese di maggio investendo in una delle due asset class oppure in un portafoglio banalmente composto al 50% da ciascuna componente.

Portafoglio

Redditività maggio 2019

Volatilità Maggio 2019

100% MSCI Europe

-5,35%

15,48%

100% Bloomberg Barclays Euro-Aggregate Treasury Germany

+1,31%

2,28%

50% MSCI Europe /50% Bloomberg Barclays Euro-Aggregate Treasury Germany

-2,04%

7,35%

Fonte: elaborazione BSM

Ma andiamo ora vedere nel dettaglio quello che è successo nell’ultimo mese, periodo come scritto in precedenza in cui gli attivi più volatili hanno perso decisamente terreno.

Asset Class

Performance % mese di maggio  in valuta locale

Performance % anno 2019  in valuta locale

Azionario Americano

-6,58%

+10,71%

Azionario Europeo

-6,66%

+9,84%

Azionario Mercati Emergenti

-7,53%

+3,67%

Obbligazionario Investment Grade Americano

+0,62%

+6,59%

Obbligazionario Investment Grade Europeo

+0,80%

+3,47%

Obbligazionario globale High Yield

-1,04%

+6,23%

Obbligazionario mercati emergenti aggregato

+0,62%

+6,59%

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg

Quali sono stati gli eventi più significativi dell’ultimo periodo?   

Il vero evento market mover del mese è stata l’escalation nelle tensioni commerciali tra America e Cina, con l’annuncio di una nuova serie di dazi da entrambi i lati.  E’ ormai indubbio che si stia giocando una sorta di guerra fredda tra i due colossi per il predominio geopolitico soprattutto sul  fronte della tecnologia, come ben dimostrato dalle restrizioni che l’amministrazione americana ha imposto alla società Cinese Huawei. Sebbene non appaia al momento possibile capire chi la spunterà nel  lungo periodo, di sicuro questa situazione ha al netto di tutto implicazioni fortemente negative per la crescita mondiale, che ha nella globalizzazione e nel commercio una delle leve più importanti. Qualora vi fosse una marcata contrazione del commercio globale, è indubbio che assisteremmo ad un rallentamento importante della crescita e di conseguenza i mercati finanziari non potrebbero sostenere le valutazioni attuali.

Altro evento importante – anche se non ha portato sconquassi – è stata l’elezione del parlamento europeo per la legislatura 2019-2024. Le elezioni, che hanno registrato un affluenza di circa il 51%, in aumento dal 42,61% del 2014, hanno registrato una perdita generale dei consensi da parte delle due principali famiglie che hanno da sempre governato l’Europa (Popolari e Socialdemocratici), un forte balzo in avanti dei partiti pro-Europa Verdi e Liberali ed un buon risultato dei partiti nazionalisti (tra i grandi paesi da segnalare che il Raggruppamento Nazionale di Marine Le Pen in Francia e la Lega di Salvini in Italia sono i primi partiti locali), che non sono comunque riusciti a sfondare.

La coalizione di maggioranza del parlamento europeo che sarà in carica sino al 2024 dovrebbe quindi essere composta da Popolari-Socialdemocratici e probabilmente Liberali o Verdi, anche se non è escluso una coalizione dei 4 gruppi politici.

Sebbene il parlamento Europeo – e quindi anche le nomine delle principali cariche – sarà a maggioranza “filo europeista”, il buon risultato dei partiti alternativi “populisti” inciderà sicuramente sulle politiche comunitarie. Verosimilmente ci si potrebbe attendere una graduale riduzione delle politiche di austerità che hanno caratterizzato l’ultimo decennio.

Qual è la condizione di salute dell’economia globale?

Le recenti tensioni a livello commerciale, unite all’anzianità del ciclo economico, alla lettura dei recenti dati macro ad alta frequenza ed alla recente inversione della curva dei tassi Americana tra le scadenze 3 mesi – 10 anni, ci fanno credere che la condizione di salute dell’economia globale sia in graduale deterioramento ed i dati di crescita del secondo trimestre dell’anno andranno probabilmente a confermarlo.

Le banche centrali manterranno un atteggiamento espansivo anche grazie alle pressioni disinflazionistiche che appaiono sempre più marcate, ma agiranno in maniera decisa solamente qualora la congiuntura dovesse peggiorare vistosamente e non attueranno misure preventive, anche perché le munizioni rimaste nei loro arsenali – quantomeno quelle convenzionali – sono limitate. Questo ci lascia pensare che – sempre che non vi sia una risoluzione della guerra commerciale in atto tra America e Cina – abbiamo davanti a noi un periodo di ulteriore peggioramento delle condizioni economiche, con conseguenti aumenti delle tensioni sui mercati finanziari.

Quali saranno gli eventi da monitorare nel prossimo periodo?

Agenda piena per il prossimo periodo, con molti eventi importanti. Di seguito un elenco dei principali:

  • Il 6 giugno la Banca Centrale Europea dovrebbe pubblicare i dettagli tecnici delle aste di rifinanziamento mirate a lungo termine. Visto il deterioramento della congiuntura è possibile attendersi condizioni molto favorevoli, che potrebbero beneficiare le asset class dei paesi periferici europei;
  • L’inizio delle contrattazioni a livello Europeo per il rinnovo delle principali cariche (Presidente della Commissione Europea e Presidente della Banca Centrale Europea i due ruoli più importanti) porterà gli operatori di mercato a fare previsioni su quelle che saranno le politiche economiche e monetarie dell’Europa nei prossimi anni. Qualora la Germania non riuscisse a fare eleggere Manfred Weber come Presidente della Commissione Europea, allora tornerebbe in auge il nome del falco Jens Weidmann come Presidente della Banca Centrale e tale nomina – sebbene non è pensabile che Weidmann andrebbe ad attuare un’inversione a 360 gradi della politica monetaria – creerebbe sicuramente qualche grattacapo ai mercati finanziari;
  • L’incerta situazione politica Italiana andrà monitorata con attenzione, soprattutto per gli investitori locali, in quanto influirà sull’andamento delle attività con rischio Italia;
  • La riunione del G20 prevista per il 28 e 29 giugno in Giappone, sarà l’occasione per un incontro tra Trump ed il Presidente Cinese Xi Jinping. L’evento è chiaramente binario e di difficile lettura allo stato attuale. Tutto potrebbe succedere;
  • La pubblicazione dei dati ad alta frequenza permetterà di capire quanti danni ha causato il recente aumento delle tensioni commerciali tra USA e CINA.

 Cosa ci dicono le valutazioni attuali dei mercati finanziari?

Vale sempre la pena dare uno sguardo alle valutazioni delle principali categorie di investimento, in quanto nel medio-lungo periodo la performance dei mercati è fortemente correlata alle valutazioni presenti al momento di investimento (più basse sono le valutazioni più elevato è il rendimento prospettico e viceversa).

Come si può vedere dalla tabella seguente le valutazioni a cui trattano attualmente le principali classi di investimento sono in larga parte non troppo distanti dalla mediana e risultano in lieve miglioramento dal mese scorso. Ad ogni modo, crediamo che difficilmente i prossimi anni potranno offrire performance importanti sulle principali categorie di investimento.

MercatoMetrica utilizzataPercentile
MSCI World (Azionario mondiale)Prezzo/Utili   prospettico48
Obbligazionario EUR Investment GradeOption Adjusted Spread vs. governativo49
Obbligazionario EUR High YieldOption Adjusted Spread vs. governativo60
Obbligazionario mercati emergentiOption Adjusted Spread vs. governativo56

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg con dati rilevati in data 30 maggio 2019. Il percentile, con valori che vanno da 0 a 100 (più il valore è elevato e più il mercato è caro) è calcolato su una serie storica di 10 anni e rilevazioni mensili.

Come andranno quindi gestiti i portafogli nel prossimo periodo? 

Chi ci segue sa molto bene che la nostra filosofia di investimento non contempla la “scommessa” di breve periodo e che il nostro approccio si basa su strategie “goal based” di medio-lungo periodo attuate tramite la costruzione scientifica di portafogli strategici composti da classi di investimento ben definite. In ottica tattica il nostro approccio prevede poi leggeri scostamenti dai target per cercare di sfruttare i movimenti di breve.

Pertanto, da un punto di vista strategico, i portafogli non devono subire variazioni rilevanti a seguito degli andamenti di mercato di breve periodo. L’importante è che la costruzione di portafoglio sia imperniata su un’allocazione strategica che consenta, sull’orizzonte temporale di riferimento, di raggiungere con le maggiori probabilità possibili i propri obiettivi di investimento.

In ottica tattica – o speculativa che dir si voglia – i portafogli che già nei due mesi scorsi, come da noi suggerito, si sono portati sulla parte bassa della forchetta per quanto riguarda l’esposizione al mercato azionario ed al credito, possono tranquillamente mantenere invariata l’allocazione di portafoglio mentre invece, sui portafogli che ancora non hanno terminato questo percorso, appare opportuno ridurre i rischi. L’ultimo periodo ha ancora una volta dimostrato che un portafoglio composto in percentuali variabili – stabilite a seconda delle caratteristiche di ciascun investitore e con l’obiettivo di soddisfare gli obiettivi di investimento – dalle seguenti componenti è  in grado di offrire un buon compromesso tra rendimento e rischio in ogni condizione di mercato:

  1. depositi bancari/obbligazionario a tasso certo (per preservare il capitale);
  2. investimenti azionari globali ed obbligazionario con rischio di credito (per incrementare il capitale);
  3. obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza (avendo scarsa correlazione con la seconda componente consente di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo.

Per quanto riguarda le singole classi di investimento, visto il calo importante dei livelli di breakeven vediamo valore sulle obbligazioni inflation linked sia in area EURO che in area USA e sull’obbligazionario a breve scadenza in valuta forte di alcuni mercati emergenti.

L’incremento del rischio azionario in portafoglio andrà considerato solamente qualora venga raggiunta una situazione di iper-venduto o se vi saranno sviluppi positivi sugli accordi commerciali tra USA e CINA. In quest’ultimo caso, l’aumento dell’esposizione azionaria dovrà andare a discapito dell’allocazione all’obbligazionario a media-lunga scadenza e con basso rischio di credito.