Economia mondiale e mercati finanziari

La positività diffusa registrata dai mercati finanziari durante il mese di marzo permette al primo trimestre 2019 di entrare nella storia come uno dei migliori primi quarti di cui si abbia memoria per gli investitori.

Prendendo come esempio il mercato Americano, la performance del primo periodo dell’anno dell’indice S&P500, che comprende le 500 maggiori aziende Americane per capitalizzazione, è stata la migliore dal 1998. Se consideriamo che l’ultimo trimestre 2018 si era chiuso con pesanti segni negativi, l’andamento dell’ultimo periodo dovrebbe servire ancora una volta a ricordare che prevedere quello che accadrà sui mercati finanziari nel breve periodo è pressoché impossibile e tentare di volerlo fare potrebbe rivelarsi alquanto pericoloso. Si pensi ad esempio a chi, sull’onda dell’emotività, avesse deciso di liquidare i propri investimenti sul finire dello scorso anno: il risultato sarebbe stato quello di cristallizzare le perdite negandosi la possibilità di recuperare.

Risulta quindi palese come le performance di portafoglio nel medio-lungo periodo siano fatte dai mercati. Quello che l’investitore può fare – o meglio quello che l’investitore deve fare – è costruire un portafoglio basato su obiettivi realistici, ma soprattutto consoni al proprio orizzonte temporale di investimento. Investire le proprie risorse finanziarie infatti non deve essere visto come una gara, ma semplicemente come un mezzo per raggiungere i propri obiettivi finanziari!

Ma vediamo in dettaglio l’andamento di una serie di importanti indicatori di mercato nell’ultimo mese e da inizio anno.

Asset Class

Performance % mese di marzo  in valuta locale

Performance % anno 2019  in valuta locale

Azionario Americano

+1,79%

+14,03%

Azionario Europeo

+1,62%

+12,23%

Azionario Mercati Emergenti

+0,68%

+9,92%

Obbligazionario Investment Grade Americano

+1,92%

+3,20%

Obbligazionario Investment Grade Europeo

+1,62%

+2,53%

Obbligazionario globale High Yield

+0,46%

+6,45%

Obbligazionario mercati emergenti aggregato

+1,37%

+5,52%

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg

Come mai in pochi mesi si è passati da un clima di estremo pessimismo ad uno di euforia?

La ragione va ricercata nel cambio di atteggiamento da parte delle principali banche centrali. Infatti, per tutto il 2018 la tendenza è stata per una riduzione graduale della politica monetaria espansiva. Purtroppo, un’economia globale pesantemente indebitata, dipendente dal livello dei tassi di interesse e con un’interconnessione sempre più evidente con la finanza, non è in grado di sopportare livelli dei tassi troppo vicini o addirittura superiori a quelli neutrali e pertanto, consapevoli che soprattutto in America ci si era avvicinati molto al livello neutrale e la Federal Reserve lasciava intendere di volere proseguire nell’attuazione di una politica restrittiva, i mercati finanziari hanno lanciato un allarme che sembra essere stato colto dai policy makers, come dimostrato dalle politiche espansive recentemente lanciate in America ed in Europa.

Quali sono stati gli eventi più significativi dell’ultimo periodo?

Sicuramente le decisioni prese dalla Banca Centrale Europea (BCE) e della Federal Reserve Americana (FED):

  • La BCE, dopo avere abbassato le proprie stime sulla crescita e sull’inflazione per i prossimi anni ed avere affermato che i tassi di interesse non saliranno almeno sino a fine anno, ha annunciato che da settembre ’19 a marzo ’21 saranno condotte trimestralmente delle aste di rifinanziamento mirato a lungo termine (TLTRO) a condizioni vantaggiose;
  • La FED, lasciando i tassi invariati nell’intervallo 2,25%-2,50%, ha comunicato al mercato un abbassamento delle previsioni sui tassi di interesse futuri, prevedendo per il 2019 zero rialzi mentre a dicembre erano stati previsti due rialzi dei tassi.

Qual è la condizione di salute dell’economia globale?

Dopo il rallentamento dell’ultimo trimestre 2018 l’economia sembra avere ritrovato vigore negli ultimi mesi, principalmente grazie – come scritto in precedenza – all’intervento delle banche centrali.

I dati ad elevata frequenza, che sono migliorati nell’ultimo periodo, indicano una situazione di crescita positiva per le principali aree geografiche. Considerando che i livelli inflativi sia attuali che previsti rimangono al di sotto di quelli a cui aspirano le banche centrali, la condizione corrente è nel complesso stabile e quindi, salvo eventi esogeni, non si intravedono all’orizzonte pericoli di una imminente recessione.

Occorre inoltre tenere in considerazione che a novembre 2020 si terranno le elezioni Presidenziali negli USA ed è quindi facile supporre che l’amministrazione Americana farà di tutto per fare evitare una brusca frenata dell’economia a stelle e strisce in vista di questo importante evento.

Nel prossimo periodo continuerà la positività del primo trimestre?

Non crediamo sia possibile dare una risposta certa ma obiettivamente pensiamo che – anche considerando che il periodo dell’anno che va da maggio ad ottobre è statisticamente negativo per i mercati finanziari – sia difficile pensare che i mercati possano registrare dai livelli attuali performance importanti. Molto più probabile invece è una fase di consolidamento con un andamento laterale, accompagnata da un aumento dei livelli di volatilità.  Da un punto di vista meramente tecnico e prendendo a titolo di esempio l’indice azionario Americano S&P500, solo il superamento dei massimi di inizio ottobre 2018 confermerebbe il proseguimento del trend rialzista.

Le valutazioni attuali dei mercati finanziari sono coerenti con il proseguimento del bull market?

Innanzitutto occorre precisare come le valutazioni abbiano un elevato potere predittivo sul medio-lungo periodo, mentre per quanto riguarda i movimenti di breve periodo tale potere si avvicina allo zero.

I prezzi a cui è attualmente possibile acquistare le principali classi di investimento non sono a buon mercato e risultano in peggioramento rispetto al mese scorso, sebbene si siano in molti casi allontanate dai massimi del ciclo.

Mercato

Metrica utilizzata

Percentile

MSCI World (Azionario mondiale)

Prezzo/Utili   prospettico

50
Obbligazionario EUR Investment Grade

Option Adjusted Spread vs. governativo

51

Obbligazionario EUR High Yield

Option Adjusted Spread vs. governativo

66

Obbligazionario mercati emergenti

Option Adjusted Spread vs. governativo

75

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg con dati rilevati in data 29 marzo 2019. Il percentile, con valori che vanno da 0 a 100 (più il valore è elevato e più il mercato è caro) è calcolato su una serie storica di 10 anni e rilevazioni mensili.

 Un altro fattore da tenere in considerazione è – come messo recentemente in risalto da molti media- l’inversione della curva dei tassi di interesse Americani, che ha visto per la prima volta dal 2007 il livello dei tassi a 10 anni superare quello a 3 mesi.  Dal 1968 ad oggi vi sono state in America 7 recessioni ed in 6 casi su 7 un’inversione della curva ha preceduto una recessione economica (sul perché un’inversione della curva dei tassi possa causare recessione non ci dilungheremo, ma si pensi solamente al fatto che le istituzioni finanziarie raccolgono denaro a breve termine e lo prestano a lungo termine. Se lo spread tra i due tassi non è sufficientemente positivo, le istituzioni finanziarie freneranno la concessione del credito, togliendo quindi combustibile al motore economico…). Va comunque considerato che il lasso di tempo medio tra il momento di inversione della curva ed il raggiungimento dei massimi di periodo del mercato azionario è stato di 8 mesi, con un minimo di 2 mesi (nel 1980) ed un massimo di 21 mesi (nel 2007).

 Quali saranno gli eventi da monitorare nel prossimo periodo?

Gli eventi a cui porre attenzione non sono cambiati molto dallo scorso periodo:

  • le trattative in corso sui rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti d’America andranno sicuramente monitorate;
  • gli sviluppi sul fronte Inglese, dove la confusione regna sovrana ed è quindi impossibile fare previsioni (la data di brexit è stata posticipata per il momento al 12 aprile), si riveleranno market movers;
  • i dati ad alta frequenza (ad esempio quelli di fiducia ed i Purchasing Managers’ Indexes) ci aiuteranno a capire se il tentativo di ripresa della crescita economica sarà confermato o meno.

Come andranno quindi gestiti i portafogli nel prossimo periodo?  

Ripeteremo ad oltranza che per la maggior parte degli investitori la costruzione del portafoglio dovrebbe essere imperniata su un’allocazione strategica che consenta, sull’orizzonte temporale di riferimento, di raggiungere con le maggiori probabilità possibili i propri obiettivi di investimento.

A tal fine, un portafoglio composto in percentuali variabili – stabilite a seconda delle caratteristiche di ciascun investitore e con l’obiettivo di soddisfare gli obiettivi di investimento – dalle seguenti componenti è in grado di offrire un buon compromesso tra rendimento e rischio in ogni condizione di mercato:

  • depositi bancari/obbligazionario a tasso certo (per preservare il capitale)
  • investimenti azionari globali ed obbligazionario con rischio di credito (per incrementare il capitale)
  • obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza (avendo scarsa correlazione con la seconda componente consente di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo.

In ottica tattica – o speculativa che dir si voglia – per il prossimo periodo appare saggio ridurre gradualmente i livelli di rischio dei portafogli portandoli nella parte bassa della forchetta stabilita in sede di asset allocation strategica.

Per quanto riguarda le singole classi di investimento, dopo l’importante calo dei livelli di breakeven, vediamo valore sulle obbligazioni inflation linked sia in area EURO che in area USA.

Vale oggi ancora più dello scorso mese il consiglio – viste le performance positive incamerate da inizio anno – di sfruttare questa occasione per rivalutare le politiche di investimento dei singoli investitori, verificando che la composizione attuale di portafoglio sia coerente con gli obiettivi di investimento e soprattutto con la propensione al rischio.