Economia mondiale e mercati finanziari

Se dovessimo usare una sola parola per descrivere l’andamento dei mercati finanziari nei primi due mesi dell’anno sceglieremmo sicuramente “scoppiettante”. Dopo il peggior dicembre dal 2008 ed il miglior gennaio dal 1987 – quantomeno sui mercati azionari americani – anche il mese di febbraio si è chiuso con un andamento decisamente positivo su praticamente tutte le classi di investimento, rendendo sempre più sfumate le memorie di un anno, il 2018, che si era rivelato uno dei peggiori di sempre, con oltre il 95% delle asset classes in territorio negativo.

La tabella seguente riporta l’andamento di una serie di importanti indicatori di  mercato nell’ultimo mese e da inizio anno.

Asset Class

Performance % mese di febbraio  in valuta locale

Performance % anno 2019  in valuta locale

Azionario Americano

+2,97%

+12,02%

Azionario Europeo

+4,39%

+10,44%

Azionario Mercati Emergenti

+0,10%

+9,17%

Obbligazionario Investment Grade Americano

-0,06%

+1,25%

Obbligazionario Investment Grade Europeo

-0,08%

+0,90%

Obbligazionario globale High Yield

+1,39%

+5,96%

Obbligazionario mercati emergenti aggregato

+0,80%

+4,10%

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg

Sono proprio i momenti come l’attuale, quando sembra che tutto possa solo salire senza interruzioni, quelli in cui invece è più opportuno ragionare a mente lucida, basandosi sui crudi numeri e lasciando da parte le sensazioni e l’istinto.

Risulta quindi ovvio chiedersi: la positività dei primi due mesi dell’anno continuerà? 

Chiaramente non è possibile dare una risposta certa ma è indubbio che – anche considerando i nostri target di redditività per le diverse classi di investimento per l’anno 2019 calcolati a fine 2018 – risulta apparente come sia difficilmente pensabile assistere nei prossimi mesi ad un andamento univoco verso l’alto o, quantomeno, non con la stessa forza di quanto avvenuto da inizio anno ad oggi. Partendo dai livelli attuali, è a nostro avviso maggiore la probabilità di un movimento ribassista o laterale.

A titolo statistico, il grafico seguente mostra, per gli anni in cui nei primi due mesi l’indice azionario americano S&P500 ha registrato una performance superiore al 10%, quale è stata la performance dei successivi dieci mesi. Il campione limitato purtroppo non ci consente di estrapolare nulla di statisticamente significativo, ancora una volta a riprova di come l’andamento dei mercati finanziari nel breve periodo sia assimilabile ad una “passeggiata aleatoria” (random walk).

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg e WSJ

Quali sono stati gli eventi più significativi dell’ultimo periodo?

Se si esclude la conferma – arrivata dai verbali dell’ultimo incontro di politica monetaria della FED – relativamente all’adozione di un approccio accomodante nel prossimo futuro che potrebbe presagire la fine della fase di riduzione della dimensione degli attivi di bilancio, l’ultimo periodo è stato influenzato positivamente dai progressi – a detta del Presidente Americano Trump positivi – ottenuti sino ad ora nella negoziazione di un accordo commerciale con la Cina; a tal proposito, l’Amministrazione Americana ha deciso di prorogare, in vista di un incontro con il Presidente Cinese, il termine del 1 marzo, momento in cui i dazi su 200 miliardi di prodotti Cinesi sarebbero stati più che raddoppiati.

 L’economia globale è in salute?

L’ultima parte del 2018 ha registrato un rallentamento della crescita globale, specialmente in Europea ed in Cina ma anche in America. Dopo essere cresciuta del 3,4% nel terzo trimestre, secondo le prime stime il PIL Americano è cresciuto “solo” del 2,6% nell’ultimo periodo dell’anno (+3,1% la crescita del 2018, al livello più elevato dal 2005); un livello di crescita che, sebbene inferiore a quello degli ultimi trimestri, è sicuramente di tutto rilievo se paragonato a quello dell’eurozona, con l’Italia entrata ufficialmente in recessione e la Germania che l’ha scampata per un soffio, visto che la crescita del quarto trimestre è stata zero. La Cina è invece cresciuta del 6,4% nel corso dell’ultimo trimestre 2018, al ritmo più basso dal 2009.

Le ragioni dello stallo della crescita – escludendo l’Italia che ha evidentemente gravi problemi sia dal lato strutturale sia da quello della recente impostazione della politica economica – sono molteplici e vanno ricercate in parte nel peggioramento delle condizioni finanziarie avvenuto nell’ultimo trimestre dell’anno ed in parte a fattori geopolitici.

Come mai ad una salute dell’economia in peggioramento i mercati finanziari hanno risposto con un andamento positivo?

Paradossalmente la situazione economica attuale, caratterizzata da crescita in diminuzione ma non a livelli preoccupanti e livelli inflativi in calo, è ottimale per i mercati finanziari in quanto consente alle banche centrali di mantenere un atteggiamento non restrittivo che influenzerebbe negativamente l’andamento della maggior parte delle classi di investimento.

Ormai da molto tempo affermiamo infatti che gli elevati livelli di indebitamento globale non consentono all’economia di potere sostenere tassi di interesse a livelli superiori a quelli neutrali (per tassi neutrali si intendono quei livelli tali per cui la politica monetaria non sia né espansiva né restrittiva).

Le valutazioni attuali dei mercati finanziari sono coerenti con il proseguimento del bull market?

Innanzitutto occorre precisare come le valutazioni abbiano un elevato potere predittivo sul medio-lungo periodo, mentre per quanto riguarda i movimenti di breve periodo tale potere si avvicina allo zero.

Detto questo, le valutazioni a cui trattano le principali classi di investimento, vista anche la fase molto avanzata del ciclo economico, non sono sicuramente a buon mercato, sebbene si siano in molti casi allontanate dai massimi del ciclo.

Mercato

Metrica utilizzata

Percentile

MSCI World (Azionario mondiale)Prezzo/Utili   prospettico

47

Obbligazionario EUR Investment GradeOption Adjusted Spread vs. governativo

49

Obbligazionario EUR High YieldOption Adjusted Spread vs. governativo

65

Obbligazionario mercati emergentiOption Adjusted Spread vs. governativo

79

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg con dati rilevati in data 27 febbraio 2019. Il percentile, con valori che vanno da 0 a 100 (più il valore è elevato e più il mercato è caro) è calcolato su una serie storica di 10 anni e rilevazioni mensili. 

Quali saranno gli eventi da monitorare nel prossimo periodo?

  • In primis sicuramente gli sviluppi delle trattative in corso sui rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti d’America. Non crediamo tuttavia che per sostenere i corsi dei mercati finanziari sia sufficiente l’ennesimo rinvio alla sigla di un memorandum di intesa; occorrerà qualcosa di più concreto;
  • gli sviluppi sul fronte Inglese, dove non è ancora per niente chiaro cosa accadrà circa il processo di “brexit” che ricordiamo dovrebbe avvenire il 29 marzo (uscita senza accordo, accordo trovato in extremis, rinvio dei termini e nuovo referendum sono tra le opzioni possibili);
  • i dati ad alta frequenza (ad esempio quelli di fiducia ed i Purchasing Managers’ Indexes) che ci aiuteranno a capire se il rallentamento economico degli ultimi mesi ha trovato il bottom oppure no;
  • il 7 marzo la BCE potrebbe mettere formalmente sul tavolo la possibilità di lanciare nel prossimo periodo una nuova asta di rifinanziamento a lungo termine, che beneficerebbero sicuramente le banche Italiane. 

Come andranno quindi gestiti i portafogli nel prossimo periodo?  

Ribadiamo come sempre che: per la maggior parte degli investitori, la costruzione del portafoglio dovrebbe essere imperniata su un’allocazione strategica che consenta, sull’orizzonte temporale di riferimento, di raggiungere con le maggiori probabilità possibili i propri obiettivi di investimento. Tutto il resto è assimilabile ad una scommessa o, come direbbe il compianto Franco Califano “tutto il resto è noia”.

A tal fine, un portafoglio composto in percentuali variabili – stabilite a seconda delle caratteristiche di ciascun investitore e con l’obiettivo di soddisfare gli obiettivi di investimento – dalle seguenti componenti è  in grado di offrire un buon compromesso tra rendimento e rischio in ogni condizione di mercato:

  • depositi bancari/obbligazionario a tasso certo (per preservare il capitale)
  • investimenti azionari globali ed obbligazionario con rischio di credito (per incrementare il capitale)
  • obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza (avendo scarsa correlazione con la seconda componente consente di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo.

In ottica meramente tattica per il prossimo periodo, considerato il rally in corso da inizio anno,  valutati i rendimenti attesi che partendo da questi livelli appaiono “risicati” e vista la situazione tecnica di iper—comprato presente su molti mercati,  appare saggio ridurre gradualmente i livelli di rischio dei portafogli portandoli nella parte bassa della forchetta stabilita in sede di asset allocation strategica.

Per quanto riguarda le singole classi di investimento, vediamo ancora valore sull’obbligazionario emergente in valuta forte e breve duration e, dopo l’importante calo dei livelli di breakeven, si inizia a vedere valore sulle obbligazioni inflation linked sia in area EURO che in area USA.

Un ultimo suggerimento che ci sentiamo di dispensare – viste le performance  positive incamerate da inizio anno – è quello di cogliere l’occasione per rivalutare le politiche di investimento dei singoli clienti verificando che la composizione attuale di portafoglio sia coerente con gli obiettivi di investimento e soprattutto con la propensione al rischio.