Economia mondiale e mercati finanziari

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Non pare azzardato affermare che ci troviamo in un contesto di completa isteria sui mercati finanziari. Se infatti lo scorso mese scrivevamo “il dicembre peggiore dal 2008 sui mercati finanziari…”, questo mese la notizia potrebbe risultare ancora più sensazionale, dato che il mese appena conclusosi è stato il gennaio migliore – quantomeno sui mercati azionari Americani – dal 1987.

Dopo un 2018 da dimenticare, il nuovo anno è quindi iniziato in modo decisamente migliore per gli investitori, con praticamente tutte le classi di investimento in territorio positivo.

Asset ClassPerformance % mese di gennaio in valuta locale
Azionario Americano+7,87%
Azionario Europeo+5,26%
Azionario Mercati Emergenti+8,71%
Obbligazionario Investment Grade Americano+1,06%
Obbligazionario Investment Grade Europeo+0,96%
Obbligazionario globale High Yield+4,39%
Obbligazionario mercati emergenti aggregato+3,19%

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg

Cosa ha contribuito al cambio di sentiment?

A fine 2018 i mercati avevano iniziato a prezzare un forte rischio di una recessione globale, anche a causa dell’atteggiamento non più accomodante da parte delle principali banche centrali.

Sebbene le incertezze sulla congiuntura non appaiono al momento dissipate, è stato proprio il cambio di rotta delle banche centrali a rincuorare gli animi:

  • la Banca Centrale Europea (BCE), affermando che i rischi sulla crescita sono visti al ribasso, ha lasciato le porte aperte a nuove aste di rifinanziamento a lungo termine nei prossimi mesi;
  • La Banca Centrale Americana (FED) ha innanzitutto lasciato invariati i tassi di interesse all’interno del range 2,25%-2,5% e, pur confermando la solidità della ripresa economica, ritiene che alla luce degli sviluppi economici e finanziari globali e delle deboli pressioni inflazionistiche, sarà appropriato un approccio paziente per quanto riguarda l’andamento dei tassi di interesse. Addirittura, in conferenza stampa, il Presidente Powell ha affermato che i livelli attuali sono vicini al tasso di interesse neutrale (solo poche settimane fa era stato comunicato che i tassi attuali non erano ancora al livello neutrale…) Anche per quanto riguarda la dimensione del bilancio della FED – attualmente in fase di riduzione – è stato affermato che sarà adattata alle nuove condizioni dell’economia;
  • La Banca Centrale Cinese (PBOC), consapevole del rallentamento economico in corso, ha azionato le leve di politica monetaria iniettando liquidità nel sistema.

Al ritrovato ottimismo ha senz’altro contribuito anche l’inizio della pubblicazione dei risultati aziendali del quarto trimestre 2019, che ha mostrato una maggiore resilienza del mondo corporate rispetto a quanto si pensava.

Come mai le Banche Centrali hanno cambiato atteggiamento in un lasso temporale così ridotto?

La ragione principale va ricercata nella sempre maggiore “finanziarizzazione” dell’economia globale. Infatti, l’economia è divenuta fortemente dipendente dai valori delle attività finanziarie, cresciuti in misura notevole nell’ultimo decennio a seguito delle varie misure espansive messe in campo dalle banche centrali per stimolare la ripresa economica. Gli elevati livelli di indebitamento globale rendono sia l’andamento economico sia quello dei mercati finanziari fortemente dipendenti da tassi di interesse estremamente contenuti ed è quindi sufficiente anche solo un moderato peggioramento delle condizioni finanziarie per inceppare l’ingranaggio della crescita globale.

Come se ne esce? Solamente attraverso riforme strutturali tali da consentire un aumento del potenziale di crescita… sicuramente più facile da dirsi che da farsi.

L’economia globale è in salute?

A livello generale ci attendiamo per il 2019 un tasso di crescita (tra il 3,4% ed il 3,6%) inferiore rispetto a quello del 2018 con pressioni inflazionistiche contenute. Non pensiamo comunque che il motore del mondo – che rimane ancora l’America – cadrà in recessione.

I rischi, se si escludono mosse false da parte delle banche centrali, rimangono prevalentemente di tipo geopolitico e politico.

Quali saranno gli eventi da monitorare nel prossimo periodo?

  • le headlines sui rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti d’America. Una distensione temporanea tra i due colossi economici sarebbe sicuramente auspicabile e positiva sia per l’economia che per i mercati finanziari;
  • gli sviluppi sul fronte Inglese, dove non è ancora per niente chiaro cosa accadrà circa il processo di “brexit”;
  • i dati ad alta frequenza (ad esempio quelli di fiducia ed i Purchasing Managers’ Indexes) che ci aiuteranno a capire se il rallentamento economico degli ultimi mesi è passeggero oppure no.

La positività attuale potrà continuare nel prossimo futuro?

La visibilità è molto ridotta e pertanto si naviga a vista. Sicuramente i ribassi registrati nel 2018 – come scritto nel commento del mese scorso – avevano aperto interessanti opportunità di acquisto, ma va ora sicuramente posto l’accento sul fatto che saranno prevalentemente eventi binari a dettare l’andamento del prossimo periodo (negoziazione tra Cina e Stati Uniti d’America sul commercio, sviluppi sul processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ecc.)

Probabilmente, considerato il rally dell’ultimo mese e valutati i rendimenti attesi che partendo da questi livelli appaiono “risicati”, non appare peregrino valutare di ridurre gradualmente i livelli di rischio dei portafogli. E’ infatti molto probabile che anche il 2019 sarà caratterizzato da una volatilità elevata. Di certo è difficilmente pensabile ipotizzare per i prossimi mesi performance importanti come quelle di gennaio.

Come andranno quindi gestiti i portafogli nel prossimo periodo?  

L’andamento dei mercati finanziari di dicembre ’18 – che ha registrato performance estremamente negative – e gennaio ’19 – che ha invece regalato segni decisamente positivi davanti ai risultati – dovrebbe ancora una volta fare capire che provare a fare market timing è, oltre che complicato, potenzialmente dannoso. Si pensi infatti all’ipotetico investitore che, scoraggiato dalla negatività  di dicembre, avesse deciso di liquidare i propri investimenti. In tal caso, non avrebbe fatto altro che cristallizzare le perdite privandosi della possibilità di recuperare. La tabella seguente è emblematica nel mostrare come su orizzonti temporali brevi l’andamento dei mercati finanziari – soprattutto dei mercati azionari – è una random walk, il che significa che le probabilità di indovinarne l’andamento tramite analisi anche complesse non sono molto distanti da quella ottenibile tramite il lancio di una monetina. Decisamente diverso invece il ragionamento su un periodo più lungo, che permette di pianificare correttamente la gestione degli investimenti.

Tabella 1: percentuale di periodi positivi e negativi dell’indice azionario Americano S&P500 dal 1926 al 2018.

PeriodicitàPeriodi positiviPeriodi negativi
Giornaliera54%46%
Trimestrale69%31%
Annuale75%25%
Quinquennale88%12%
Decennale95%5%
Ventennale100%0%

Fonte: Elaborazione BSM su dati di “a wealth of common sense” blog di Ben Carlson, CFA

Ribadiamo quindi ancora una volta che l’investimento sui mercati finanziari, per la maggior parte degli investitori, dovrebbe essere svolto tramite un’allocazione strategica che consenta, sull’orizzonte temporale di riferimento, di raggiungere con le maggiori probabilità possibili i propri obiettivi di investimento. Tutto il resto è assimilabile ad una scommessa.

Ribadiamo la nostra opinione che un portafoglio composto in percentuali variabili – stabilite a seconda delle caratteristiche di ciascun investitore e con l’obiettivo di soddisfare gli obiettivi di investimento – dalle seguenti componenti sia in grado di offrire un buon compromesso tra rendimento e rischio in ogni condizione di mercato:

  • depositi bancari/obbligazionario a tasso certo (per preservare il capitale)
  • investimenti azionari globali ed obbligazionario con rischio di credito (per incrementare il capitale)
  • obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza (avendo scarsa correlazione con la seconda componente consente di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo.

 

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