ECONOMIA MONDIALE E MERCATI FINANZIARI

Il dicembre peggiore dal 2008 sui mercati finanziari. Quello del 2018 si è rivelato un mese drammatico per gli investitori che, se già non avevano avuto vita facile durante i primi undici mesi dell’anno, hanno visto chiudersi nel peggiore dei modi un periodo che ha lasciato sul campo tanti vinti e pochissimi vincitori. Se infatti il 2017 era stato l’anno in cui praticamente tutte le classi di investimento avevano chiuso con risultati positivi, nel 2018, dopo l’euforia iniziale di gennaio, è successo l’esatto contrario, con oltre il 95% delle classi di investimento che hanno registrato un andamento negativo.

Tra le cause del mancato “rally di fine anno” troviamo in primis la politica monetaria USA, con la FED che ha alzato i tassi nel range 2,25% – 2,50% e prevede di alzarli altre due volte nel 2019 e la conseguente litigiosità di Trump nei confronti dell’indipendente Banca Centrale. Non ha chiaramente giovato neppure la consapevolezza di trovarsi in una fase avanzata del ciclo economico con una situazione geopolitica instabile, soprattutto sul fronte delle tensioni commerciali. L’unico bagliore di positività dell’ultimo periodo è giunto dall’accordo trovato tra Italia e Commissione Europea sul deficit di bilancio, fissato al 2,04%.

La tabella seguente mostra l’andamento dell’ultimo mese e del 2018 per le principali classi di investimento:

Asset ClassPerformance % mese di dicembre

 in valuta locale

Performance % anno 2018

in valuta locale

Azionario Americano-9,18%-6,24%
Azionario Europeo-5,41%-14,34%
Azionario Mercati Emergenti-2,92%-16,64%
Obbligazionario Investment Grade Americano+1,84%+0,01%
Obbligazionario Investment Grade Europeo+0,64%+0,41%
Obbligazionario globale High Yield-0,75%-4,06%
Obbligazionario mercati emergenti aggregato+1,37%-2,46%

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg

Se il passato non si può cambiare, ci è di certo utile per cercare di capire cosa storicamente accade dopo periodi di forte negatività come l’attuale. La tabella seguente mostra le peggiori performance trimestrali dal 1940 del mercato azionario Americano, misurato dall’indice S&P500, e le performance dei successivi 3 e 5 anni.

Data fine trimestrePerformance %Performance dopo

1 anno

Performance dopo

3 anni

Performance dopo

 5 anni

Settembre 1946-18%+6,45%+24,47%+115,41%
Giugno 1962-20,6%+31,16%+69,20%+94,84%
Giugno 1970-18%+41,87%+57,39%+56,30%
Settembre 1974-25,2%+39,13%+72,74%+117,46%
Dicembre 1987-22,6%+16,81%+48,82%+108,97%
Settembre 2002-17,3%+0,26%+26,96%+66,32%
Dicembre 2008-21,9%+26,46%+48,59%+128,19%
Media-20,5%+23%+49,7%+98,2%

Fonte: Elaborazione BSM su dati di “a wealth of common sense” blog di Ben Carlson, CFA

La performance dell’ultimo trimestre 2018 è stata del -14% circa. Sebbene I rendimenti passati non siano garanzia di rendimenti futuri, la storia, specialmente su orizzonti temporali molto lunghi, ci deve sicuramente insegnare qualcosa.

Come va quindi giudicato il 2018 dal punto di vista dell’economia e da quello dei mercati finanziari?

Vi è stata una marcata dicotomia tra l’andamento dell’economia reale – generalmente positivo – e quello dei mercati finanziari. A livello macroeconomico:

  • L’economia mondiale ha mantenuto un ritmo di crescita buono (+3,8%), sebbene la sincronizzazione tra le diverse aree del globo si sia gradualmente affievolita principalmente a causa delle tensioni a livello commerciale innescate dagli USA;
  • I livelli di inflazione sono generalmente saliti, aiutati in parte anche da un aumento delle pressioni salariali;
  • I mercati emergenti hanno mostrato un’estrema eterogeneità. Le tensioni commerciali con gli USA unite ad una politica monetaria americana restrittiva, hanno messo sotto pressione i paesi con i maggiori squilibri a livello di bilancia commerciale;
  • La banca centrale Americana ha continuato nel processo di normalizzazione della politica monetaria tramite rialzi dei tassi e riduzione della dimensione del proprio bilancio, mentre la Banca Centrale Europea ha posto le basi per una normalizzazione tramite il tapering del programma di quantitative easing;
  • La contrapposizione a livello politico tra il nuovo governo Italiano, composto da Lega e Movimento 5 stelle, e l’Unione Europea ha innescato un vortice di negatività sugli attivi con rischio Italia;
  • Il processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, che teoricamente dovrebbe avvenire il 29 marzo 2019, non è ancora ben delineato.

Sui mercati finanziari, dopo diversi anni in cui le performance di praticamente tutte le classi di investimento erano state positive, il 2018 è stato invece un anno in cui non è stato possibile difendersi, in quanto le classi di investimento tradizionali hanno generato una performance negativa. Peggio ancora è andata a chi fosse entrato sul mercato a fine gennaio 2018. Le cause possono essere ricercate in  diversi fattori:

  • Le valutazioni elevate a cui trattavano gli attivi finanziari ad inizio anno.
  • Il progressivo deterioramento della situazione geopolitica.
  • La politica monetaria della FED non più espansiva.
  • Dubbi sul processo di brexit e impasse tra governo Italiano ed Unione Europea.

Quali sono le previsioni per il 2019?

A livello macro ci attendiamo una decelerazione graduale della crescita globale – il mondo crescerà del 3,65% circa rispetto al 3,8% del 2018 – causata dal rallentamento Americano e Cinese; i livelli di inflazione rimarranno generalmente stabili con rischi al ribasso; le politiche monetarie meno espansive saranno in parte bilanciate da politiche fiscali più espansive; i rischi geopolitici rimarranno elevati.

Sui mercati finanziari:

  • I rendimenti attesi sono risicati, sebbene la recente negatività abbia creato delle interessanti opportunità di acquisto sui mercati azionari globali. Da evitare scommesse geografiche e settoriali;
  • Mercati azionari – anche quelli emergenti – generalmente più appetibili di quelli obbligazionari;
  • Occorrerà essere sempre più selettivi, per selezionare all’interno di ciascuna asset class i settori e le società migliori;
  • Il settore obbligazionario corporate sarà da sotto-pesare sebbene su alcuni settori, come ad esempio l’obbligazionario mercati emergenti, riteniamo vi sia del valore inespresso. L’Obbligazionario governativo invece fornisce un hedging naturale agli attivi rischiosi e quindi andrà tenuto in portafoglio indipendentemente dalle valutazioni care;
  • Sarà fondamentale sfruttare i momenti di negatività non pienamente giustificati da un deterioramento dei fondamentali per accumulare posizioni.

Quali sono i principali pericoli per la congiuntura?

Oltre alla difficile situazione geopolitica ed alla elevata erraticità dell’amministrazione Trump, il rischio numero 1 è quello che le banche centrali adottino politiche monetarie troppo restrittive in un contesto, quello attuale, caratterizzato da livelli di indebitamento – specie sul settore delle imprese – molto elevati. Tassi di interesse sensibilmente più elevati degli attuali farebbero crollare l’economia globale in recessione. Tra i principali rischi vale sicuramente la pena citare un possibile inasprimento delle tensioni commerciali, che causerebbe un calo del commercio globale oltre alle elezioni politiche europee che si terranno a maggio e che potrebbero registrare un aumento dei consensi per i partiti populisti ed all’elezione del nuovo Presidente della Banca Centrale Europea, che dal 1 novembre sostituirà Mario Draghi. Qualora il suo successore fosse un “falco”, come ad esempio il Tedesco Weidmann, potrebbe esservi il rischio di un prematuro inasprimento della politica monetaria.

Come andranno gestiti i portafogli nel prossimo periodo?  

Ribadiamo come sempre che la cosa più importante è distinguere tra l’allocazione strategica di portafoglio che non subisce variazioni a seguito dell’andamento di breve periodo dei mercati finanziari e quella tattica, che invece ne può subire.

Strategicamente, crediamo che un portafoglio composto in percentuali variabili – stabilite a seconda delle caratteristiche di ciascun investitore e con l’obiettivo di soddisfare gli obiettivi di investimento – dalle seguenti componenti sia in grado di offrire un buon compromesso tra rendimento e rischio in ogni condizione di mercato:

  • depositi bancari/obbligazionario a tasso certo (per preservare il capitale)
  • investimenti azionari globali ed obbligazionario con rischio di credito (per incrementare il capitale)
  • obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza (avendo scarsa correlazione con la seconda componente consente di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo.

La seconda e la terza componente di portafoglio dovranno assolutamente contenere al massimo il rischio specifico (evitando quindi di investire sulla singola area geografica, sul singolo settore e sulla singola azione, obbligazione) e concentrarsi solamente sul rischio sistematico del mercato di riferimento (esempio: azionario globale). Chiaramente sempre che non pensiate di essere in grado di individuare le Amazon e le Facebook del prossimo decennio…

Un chiaro esempio che ci aiuta a comprendere quanto sia pericoloso il rischio specifico ce lo serve su un piatto di argento l’andamento del prezzo dell’azione General Electric, la multinazionale Statunitense fondata nel 1892 e che sino al decennio scorso rappresentava alla perfezione il sogno Americano.

I due grafici seguenti mostrano l’andamento su diversi archi temporali del prezzo dell’azione General Electric e dell’indice S&P500, che contiene circa 500 azioni di  aziende Americane a grande capitalizzazione.

Dal 1995 alla fine degli anni ’90, l’investimento nell’azione General Electric (linea gialla) sarebbe sembrato ottimale e superiore a quello nell’indice di mercato (linea bianca). General Electric ha registrato nel periodo di riferimento una performance total return di  +565%, mentre l’indice di mercato un +250%…

Fonte: bloomberg

…Chi avesse però deciso di estrapolare le performance passate nel futuro, avrebbe avuto una bruttissima sorpresa. Infatti, da inizio 2000 ad oggi, l’azione General Electric (linea gialla) ha perso ben il 75%, anche considerando i dividendi pagati nel corso degli anni, mentre l’indice di mercati (linea gialla), ha guadagnato il 133%.

Fonte: bloomberg

Buon 2019!

 

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