Economia mondiale e mercati finanziari

Sulle montagne russe. L’immagine della più famosa attrazione dei parchi di divertimento si addice molto bene all’andamento dei mercati finanziari dell’ultimo periodo, iniziato con una spiccata negatività in continuità con il brutale mese di ottobre ma che poi sul finire ha mostrato segnali di stabilizzazione.

Il 2018 sarà  sicuramente ricordato dagli investitori come un anno estremamente difficile, da un lato per le performance negative, ma soprattutto per il fatto che la maggior parte delle classi di investimento chiuderà con segno negativo, sintomo di come anche una opportuna diversificazione non sia riuscita a fornire una protezione ottimale. Ad inizio mese infatti oltre il 90% delle asset classes aveva segno meno davanti al risultato dell’anno e a fare più male – se non altro psicologicamente –  è una performance negativa sugli investimenti obbligazionari, utilizzati dagli investitori per ottenere un flusso di reddito costante e preservazione del capitale. Se infatti chi investe in titoli azionari è generalmente ben consapevole delle possibili fluttuazioni di prezzo, questo non sempre accade per chi investe in obbligazioni, specialmente dopo diversi anni di assuefazione in cui la redditività è stata drogata dagli interventi delle banche centrali, che con le loro politiche monetarie hanno portato verso il basso le curve dei tassi di interesse, regalando lauti guadagni in conto capitale ed annacquando con un mare di liquidità i problemi strutturali di aziende e governi sul fronte della solvibilità.

Sebbene vi sia la consapevolezza di essere in una fase estremamente avanzata del ciclo economico, le probabilità di una recessione globale nei prossimi trimestri rimangono contenute pertanto, sia la congiuntura economica sia l’andamento dei mercati finanziari nel prossimo periodo saranno più  che altro interessati dagli sviluppi delle tensioni a livello commerciale tra gli USA ed il resto del mondo e dall’atteggiamento della Banca Centrale Americana. La tregua di tre mesi tra Cina e USA concordata a margine dell’incontro del G20 in Argentina – che dovrà però essere corroborata da conferme – è un primo segnale distensivo che potrà dare il via ad una fase di stabilizzazione e potenziale rialzo per i mercati finanziari.

Cosa è successo nell’ultimo mese sui mercati finanziari?    

Il mese di novembre è stato ricco di eventi  che hanno influenzato il contesto economico e politico. Tra i principali vale la pena ricordare:

  • gli stress tests condotti da EBA e BCE, che hanno coinvolto 48 banche per circa il 70% degli attivi della comunità Europea, non hanno dato vita a sorprese e tendenzialmente tutte le istituzioni esaminate  hanno mostrato una certa resilienza anche nello scenario avverso;
  • le elezioni Americane di mid-term tenutesi il 6 novembre per il rinnovo della Camera e di parte del Senato hanno, come previsto dai sondaggi, consegnato un Congresso diviso: i Repubblicani hanno mantenuto – rafforzandolo – il controllo del senato, mentre hanno perso il controllo della Camera, che è andata ai Democratici. Tale conformazione del congresso implicherà sulla politica fiscale domestica una situazione di impasse, mentre sulla politica estera non cambierà molto dato che il Presidente mantiene ampio potere esecutivo;
  • Il Consiglio dei Ministri Inglese ha approvato l’accordo di uscita di UK dalla UE che prevede un periodo di transizione sino al 2020. Ora l’accordo – presumibilmente entro Dicembre – dovrà passare in Parlamento, lo scoglio più  Tale incertezza lascia ancora aperte tutte le strade sui futuri rapporti del Regno Unito con l’Unione Europea;
  • la Commissione Europea ha come previsto bocciato nuovamente la proposta di bilancio Italiana. Si aprono quindi le strade ad una procedura di infrazione, che non dovrebbe comunque partire prima dell’approvazione della manovra da parte del parlamento Italiano che avverrà entro la fine del 2018. Ad ogni modo la fase di contrattazione tra Italia ed  UE è ancora molto fluida e le recenti aperture del governo Italiano ad un leggero ritocco sui numeri di bilancio lasciano ben sperare sulla possibilità che sia trovato un accordo nei prossimi mesi.
  • Nell’incontro tenutosi a margine del G20 in Argentina, il Presidente Americano e quello Cinese si sono accordati per una tregua di tre mesi sui dazi per definire un accordo a tutto tondo sul commercio.

Di seguito uno spaccato sull’andamento in termini di performance di alcune delle principali classi di investimento durante il mese di novembre.

 

Asset ClassPerformance % mese di novembre in valuta locale
Azionario Americano+1,79%
Azionario Europeo-0,76%
Azionario Mercati Emergenti+4,06%
Obbligazionario Investment Grade Americano+0,60%
Obbligazionario Investment Grade Europeo+0,24%
Obbligazionario globale High Yield-0,95%
Obbligazionario mercati emergenti aggregato-0,16%

Fonte: elaborazione BSM su dati bloomberg

Qual è la condizione di salute dell’economia mondiale?

A livello globale la situazione  economica non appare deteriorata, sebbene la sincronizzazione della crescita tra le diverse aree del mondo presente ad inizio anno abbia gradualmente lasciato il passo ad un contesto decisamente eterogeneo. L’America, spinta dagli impulsi fiscali, sta  continuando a crescere ad un ritmo vicino al 3% e superiore al potenziale; l’Europa, dopo un terzo trimestre complicato, sta mostrando segnali di stabilità sebbene la differenziazione tra i diversi  paesi potrebbe aumentare, specialmente visti i rischi politici ancora irrisolti, mentre la Cina sta mostrando segnali di rallentamento a causa di una contrazione dei volumi del commercio globale e di un impulso dato dal credito negativo.

Per il  prosieguo crediamo sia fondamentale che  la Banca Centrale Americana non “uccida” la ripresa economica alzando i tassi di interesse al di sopra di quelli neutrali. Da questo punto di vista, una mano la sta  dando l’inflazione, che rimane ben ancorata a livelli non elevati e che nei prossimi mesi, a causa del recente calo del prezzo del petrolio – in larga parte derivante da un eccesso di offerta rispetto alla domanda –  dovrebbe tendere verso il basso.

Grafico  1:  domanda (linea  gialla) ed  offerta (linea  verde) di petrolio

Fonte: International Energy Agency

 Quindi quali saranno i fattori determinanti per l’andamento dei mercati finanziari nel prossimo periodo?

Dopo la conclusione del G20, che ha visto l’accordo tra Cina e USA per una tregua di tre mesi sull’imposizione dei dazi, il mese di dicembre sarà importante per capire l’atteggiamento della Banca Centrale  Europea e della Banca Centrale Americana: la BCE il 13 dicembre dovrebbe confermare che a fine anno terminerà il piano di acquisto titoli e probabilmente per il momento non saranno messe in campo nuove misure di politica monetaria, in attesa di capire meglio quali saranno gli sviluppi dal lato dell’inflazione. La FED invece dovrebbe alzare, il 19 dicembre, i tassi di riferimento portandoli nell’intervallo 2,25% – 2,50% e sarà importante cercare di capire quali saranno gli sviluppi sui tassi di interesse per il 2019. Il  mercato attualmente sta scontando tra i 2 ed i 3 rialzi dei tassi per l’anno prossimo. Qualora la FED si dovesse dimostrare più accomodante, i mercati finanziari riceverebbero una spinta verso l’alto.

Per quanto riguarda invece l’impasse tra il governo Italiano e la Commissione Europea, dopo le recenti aperture da parte Italiana, crediamo sia probabile venga trovato un accordo nei prossimi mesi ed in tal caso gli attivi con rischio Italia – specialmente i titoli governativi e bancari – avrebbero spazio per un interessante incremento di valore.

Come andranno gestiti i portafogli nel prossimo periodo?  

Non ci stanchiamo mai di reiterare che la cosa più importante è distinguere tra l’allocazione strategica di portafoglio che non subisce variazioni a seguito dell’andamento di breve periodo dei mercati finanziari e quella tattica, che invece ne può subire.

Strategicamente, crediamo che un portafoglio composto in percentuali variabili – stabilite a seconda delle caratteristiche di ciascun investitore e con l’obiettivo di soddisfare gli obiettivi di investimento – dalle seguenti  componenti sia in grado di offrire un buon compromesso tra rendimento e rischio in ogni condizione di mercato:

  • depositi bancari/obbligazionario a tasso certo (per preservare il capitale);
  • investimenti azionari ed obbligazioni con rischio di credito (per incrementare il capitale);
  • obbligazionario governativo con basso rischio di credito e lunga scadenza (avendo scarsa correlazione con la seconda componente consente di ridurre le oscillazioni del portafoglio complessivo).

Tatticamente, per il prossimo periodo, sulla seconda componente di portafoglio crediamo vi sia più valore sul mercato azionario e sull’obbligazionario a breve scadenza con rischio paesi emergenti, rispetto all’obbligazionario corporate ed high yield.

 

 

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