Dal cremisi al bianco e azzurro

Old_Flag_of_San_Marino

Oggi i colori della bandiera ufficiale della Repubblica di San Marino sono noti a tutti, ma sino al 1797 venivano utilizzate altre tonalità.

di Alessandro Carli

“Nella mischia il duce Agamennone leva in alto un pezzo di porpora per stringere intorno a sé le schiere alla battaglia” scrisse Omero. Sorvolando la vita dell’autore (o degli autori: il dibattito è ancora apertissimo), ci soffermiamo su un breve passaggio di questo brano, ovvero quello che riguarda quel “pezzo di porpora” – che forse può essere definito “bandiera” o “proto-bandiera” e sul suo essere portatore di messaggio. La datazione è indicativamente tra il VII e l’VIII secolo avanti Cristo. Un “post it” che ci aiuta a capire, a dare un simbolico “inizio” l’inizio dell’uso del “labaro”  tra i popoli.

Ma fu comunque nell’epoca che oscilla tra l’Umanesimo e il Rinascimento che le città comunali iniziarono a innalzare un vessillo con lo stemma comunale.

Le città italiane e naturalmente anche la Repubblica di San Marino. Quel che è certo è che la prima bandiera di San Marino venne adottata nel 1465 e consisteva in un tricolore orizzontale di colori arancione, bianco e viola con lo stemma nel centro. Uno straordinario lavoro filologico condotto da Verter Casali  e raccolto nel libro “I Colori della Politica. Passioni, emozioni e rappresentazioni nell’età contemporanea” (consultabile nella Biblioteca di Stato della Repubblica di San Marino) ci fornisce qualche prezioso dettaglio in più. Lo studioso e storico difatti ci dà una data più certa (nel volume si parla del 4 settembre 1465) ma soprattutto, rifacendosi a una “ricevuta reperibile presso l’archivio pubblico sammarinese”, chi fisicamente la produsse: “Antonio del Giochondi et frategli setaiuolj” assieme a “Giovanni di ser Giovanni dipintore” che nella “ricevuta” portata alla luce da Casali, domandano ai Reggenti “il compenso per aver fornito alcune stoffe per fare uno stendardo per la comunanza”.

Sulla scelta cromatica e sulla disposizione dei colori sono illuminanti le parole di Carlo Malagola contenute nel libro “L’archivio governativo della Repubblica di San Marino”. L’autore difatti scrive che “il taffetà di grana, o cremisino, fosse impiegato per la parte posteriore, mentre l’anteriore, o il diritto, doveva probabilmente essere formato a tre bande, la gialla e la paonazza ai due lati, e nel mezzo quella di taffetà bianco”.

Nonostante la differenza dei nomi scelti per descrivere le tonalità, appare del tutto evidente che per oltre 300 anni i colori della bandiera furono molto diversi da quelli che oggi contraddistinguono l’insegna sammarinese. Il bianco e l’azzurro “entrarono” ufficialmente nel 1797 quando, scrive Casali, “nella seduta del Consiglio Principe e Sovrano del 12 febbraio venne inaspettatamente verbalizzato che la coccarda (…) debba essere bianca e turchina molto simile a quella dei rivoluzionari francesi”.

Ancora l’ottimo Casali dona al lettore un gradevole aneddoto. “Nel 1829 venne innalzata sulla prima torre una bandiera coi colori sammarinesi donata alla Repubblica da Adaucto Diotallevj che, verosimilmente, fu il primo vessillo bianco e azzurro a ventolare sul picco più alto del Monte Titano”.

Ma c’è una data che ne ferma con più profondità i colori: 6 aprile 1862 quando venne deciso che dovesse essere “composta da due bande orizzontali di uguali dimensioni: quella superiore è bianca e rappresenta la pace mentre quella inferiore è azzurra e simboleggia la libertà. Al centro della bandiera è presente lo stemma nazionale”.

Sino al 22 luglio del 2011: in questa data – definita “storica” dall’allora Segretario di Stato agli Interni, Valeria Ciavatta in quanto, per la prima volta, “lo stemma e la bandiera della Repubblica sono stati descritti e identificati graficamente in una forma normativa e inseriti nella carta costituzionale come nelle altre realtà statuali” – difatti venne promulgata la Legge numero 1 (divenuta operativa il 9 agosto”, che di fatto è andata a integrare la Legge numero 59 del 1974 introducendo l’articolo 2 bis, dedicato proprio alla bandiera e allo stemma. “La bandiera della Repubblica di San Marino – così l’articolo – è composta da due campi, divisi in orizzontale, in alto bianco, in basso azzurro, al cui centro figura lo stemma ufficiale. Lo stemma ufficiale della Repubblica è sormontato da corona chiusa, simbolo di sovranità. Lo scudo ha il campo azzurro, tre monti di verde, le torri d’argento, finestrate, merlate e distinte in nero, cimate di penne di struzzo d’argento. Lo scudo è ornato da due rami verdi e decussati sotto la punta dello scudo, uno di alloro, l’altro di quercia, fruttati d’oro. Su nastro d’argento il motto LIBERTAS in caratteri capitali di nero”.

La bandiera civile invece si differenzia perché non ha lo stemma al centro, ed è composta solamente dalle bande orizzontali bianco-azzurre. Questa bandiera conobbe una diffusione particolare dopo una norma controversa emanata, che vietava l’uso dello stemma nazionale da parte dei civili. Una delibera successiva chiarì che la bandiera nazionale era quella di stato con lo stemma e poteva, pertanto, essere usata da chiunque. La bandiera civile viene esposta sui municipi dei Castelli con impresso lo stemma civico al posto di quello nazionale.

Sempre la stessa Legge poi definisce i colori ufficiali: il celeste deve avere determinate caratteristiche (Pantone Coated, 2915 C; Pantone Unocoated, 2915 U; Quadricromia – il comune CMYK – 55/10/5/0; Pantone TPX, 15-4323 TPX), così come il bianco bandiera (Pantone Coated e Ucoated, carta bianca; CMYK, 0/0/0; pantone TPX, tessuto bianco).

Quando può essere esposta la bandiera

Attraverso il Decreto Delegato numero 103 del 1 agosto 2012, è stata normata l’esposizione della bandiera della Repubblica di San Marino. Oltre agli esterni degli edifici ove hanno sede gli organi istituzionali, gli enti e gli uffici del settore pubblico allargato, del Quartiere delle Milizie, delle sedi scolastiche e all’esterno delle sedi delle rappresentanze diplomatiche e consolari sammarinesi all’estero, in occasione delle seguenti festività civili e nazionali, anche nelle ricorrenze a cui partecipa la Reggenza”, quindi il 5 febbraio, 25 marzo, 1 aprile, 1 maggio, 4 giugno, Corpus Domini (tra maggio e giugno), 28 luglio, 3 settembre e 1 ottobre.

Bandiera esposta anche in occasione dell’Arengo semestrale e delle riunioni del Consiglio Grande e Generale (sulla Torre del Palazzo Pubblico), delle visite ufficiali di Capi di Stato e di Governo estero e di cerimonie ed incontri diplomatici, secondo le disposizioni del Cerimoniale Diplomatico e all’esterno dei seggi elettorali, dal mattino fino alla chiusura definitiva delle operazioni di scrutinio.

All’interno di sedi pubbliche la bandiera è esposta in modo permanente nelle sale di rappresentanza del Palazzo Pubblico e di altre sedi istituzionali, negli uffici della Reggenza e in quelli dei Segretari di Stato, nelle aule di udienza degli Organi Giudiziari, negli uffici pubblici e diplomatici, nelle sedi delle Giunte di Castello, nei Comandi Militari e nell’atrio degli edifici scolastici.

Infine, la bandiera della Repubblica di San Marino può essere applicata unicamente sulle autovetture con a bordo i Capitani Reggenti.

Nove stemmi diversi per nove bandiere

Oltre alla bandiera ufficiale della Repubblica di San Marino, il Monte, attraverso il Decreto numero 40 del 1997, ha istituito i nuovi stemmi dei Castelli che compongono il Titano. “La bandiera – si legge nel Decreto – si compone di una fascia superiore di colore bianco e di una inferiore di colore azzurro e reca al centro lo stemma del castello su scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo. Sul lato sinistro della bandiera, in verticale, è riprodotto il nome del Castello in carattere peigmot”.

Per Città “lo stemma da apporsi sulle bandiere ed i gonfaloni, nonché nei sigilli, è lo scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo, campo in azzurro, tre torri in giallo piumate in bianco e digradanti a destra, muro merlato antistante in bianco con il motto LIBERTAS”.

Acquaviva ha invece uno “scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo, campo in azzurro, tre monti stilizzati in verde sormontati da tre alberi, a tronco giallo, chiomati di verde”.

Per Borgo Maggiore invece uno “scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo, campo in azzurro, tre torri in giallo piumate in bianco e digradanti a destra, muro merlato antistante in bianco recante il motto LIBERTAS, loggia con campanile in giallo con tetti in rosso e campo inferiore bianco”.

A Chiesanuova capeggia uno “scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo, campo in azzurro, piuma di struzzo in rosso curvata a destra”, a Domagnano è stato assegnato uno “scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo, campo in azzurro, monte sormontato da torre diruta gialla, lupo bianco passante a sinistra, campo inferiore verde”.

Per Faetano è stato scelto lo “scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo, campo in azzurro, grande faggio con tronco e radici in giallo e chiomato verde”, Fiorentino  h invece lo “scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo, campo in giallo con tre fiori in rosso di cui uno sottostante”.

Il Castello di Montegiardino si caratterizza per lo “scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo, campo in azzurro, trimonzio di giallo da cui si ergono tre fiori rossi con stelo e due foglie verdi” e Serravalle, infine, possiede uno “scudo tradizionale a bordo inferiore curvilineo, campo in azzurro, torre merlata rossa”.

 

Tag dell’articolo
, ,