COMMENTO ALLA SITUAZIONE MACROECONOMICA E DEI MERCATI FINANZIARI MONDIALI

4 ottobre 2017

La conclusione del terzo trimestre dell’anno ci consegna una situazione macroeconomica globale generalmente positiva che mostra – come non si vedeva da tanto tempo – una crescita sincronizzata delle principali aree del globo e caratterizzata allo stesso tempo da livelli inflativi contenuti, specialmente sul fronte dei salari che rimangono depressi a causa – tra le altre cose – di forze strutturali secolari, innovazione tecnologica in primis.

L’America, nonostante i danni provocati dagli uragani Harvey, Irma e Maria, dovrebbe registrare per il terzo quarto dell’anno un incremento del PIL nell’ordine del 2,5%-3% e non è da escludere un ulteriore consolidamento in positivo anche per il quarto trimestre, periodo in cui l’indebolimento della moneta locale rispetto all’anno precedente aiuterà le esportazioni.

In tale contesto la FED, così come comunicato nuovamente a settembre, continuerà nel graduale processo di normalizzazione della politica monetaria. Infatti, proprio il mese scorso è stato annunciato che sarà dato il via alla riduzione del bilancio della banca centrale che dopo le diverse tornate di quantitative easing si attesta a circa 4,5 trilioni di USD. Obiettivo della FED nel medio termine è quello di ridurre la dimensione del bilancio di circa 1,5 trilioni di USD. Per quanto riguarda invece i tassi di interesse ci attendiamo, in linea con quanto prezzato dal mercato, un ulteriore incremento di 25 punti base a dicembre che porterà il costo del denaro nel range 1,25% – 1,5%. Nel medio-lungo periodo, i tassi di interesse di riferimento rimarranno molto probabilmente sotto al 3%. Sul fronte politico, rimane sempre ben ancorata sullo sfondo l’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, specialmente dal lato riforma fiscale, la cui stesura impatterà profondamente sia sulla crescita attuale sia su quella prospettica degli USA.

In Europa, da ormai diversi trimestri stiamo assistendo ad un consolidamento della crescita economica, aiutata in parte dalle riforme strutturali messe in piedi durante gli scorsi anni, ma soprattutto dall’incessante azione della BCE, che sta procedendo con il proprio piano di quantitative easing da 60 miliardi di EUR mensili. Il rialzo del PIL in area euro dovrebbe attestarsi quest’anno in area +2,2% e l’inflazione, che rimane  sotto al 2%, concederà ampi spazi di manovra alla banca centrale anche se comunque, per diverse ragioni  – una su tutte la scarsità delle obbligazioni sovrane acquistabili – andrà a ridurre dal 2018, con annuncio già alla fine del mese corrente,  la portata del quantitative easing. Il mese di settembre ha visto anche la conclusione della stagione elettorale Europea con le parlamentari tedesche che hanno visto la coalizione CDU/CSU guidata da Angela Merkel ottenere il primo posto con il 33% circa dei consensi (in calo dal 41% della tornata precedente). La novità più rilevante è stata sicuramente il buon successo del partito di estrema destra AFD che ha ottenuto il 13% circa dei consensi e sarà quindi il primo partito “nero” ad entrare  nel parlamento tedesco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Angela Merkel, che sarà riconfermata Cancelliere, dovrà sfruttare tutte le proprie doti conciliatorie e persuasive al fine di creare il nuovo governo, che conterrà al proprio interno sia i Verdi sia i Liberali, due partiti che hanno tra loro posizioni non proprio identiche su alcuni temi. Ad ogni modo crediamo che il processo di maggiore integrazione europea continuerà, seppure tra alti e bassi.

I mercati emergenti, nella loro eterogeneità, stanno continuando ad essere estremamente resilienti sia alle tensioni geopolitiche sia all’andamento volatile delle materie prime e, aiutati dalla Cina, che rimane il vero motore trainante dell’area nel suo aggregato, continueranno a fornire ampio supporto alla crescita globale, che quest’anno dovrebbe attestarsi in area 3% in aumento rispetto al 2,6% del 2016.

All  in all, la situazione complessiva appare tutto sommato rosea e, fatto salvo per eventi esogeni che per loro natura sono imprevedibili – vedasi le tensioni geopolitiche –  il prossimo periodo non dovrebbe presentare grosse problematiche dal punto di vista macroeconomico.

Nel contesto sopra descritto, i mercati finanziari hanno proseguito un trend positivo che ha visto una netta sovra-performance delle asset classes più rischiose.

La picture di fondo, che ribadiamo appare positiva, potrebbe fare propendere per “sovrappesare” nei portafogli gli attivi finanziari rischiosi, ma vi sono tuttavia dei fattori mitiganti che ci impongono di porre estrema attenzione a non rimanere troppo esposti su attività finanziarie positivamente correlate al perdurare dell’attuale fase di crescita positiva e bassa inflazione:

 

  • Le valutazioni raggiunte dalla maggior parte delle asset classes non concedono margini di protezione e pertanto notizie negative, o anche meno positive del previsto, potrebbero portare a dei ritracciamenti;
  • Le tensioni geopolitiche in atto – leggasi Nord Corea – potrebbero causare un aumento della volatilità, sebbene rimaniamo dell’idea che il leader Nord Coreano non andrà oltre alla provocazione;
  • L’imprevedibilità nelle mosse dell’amministrazione Americana relativamente ai dettagli della riforma fiscale;

 

L’andamento dei mercati finanziari nel mese di ottobre sarà a nostro modo di vedere influenzato in larga parte dalla lettura dei risultati aziendali del terzo trimestre ed a fine mese dalle decisioni della BCE sul prosieguo del quantitative easing. La barra è al momento decisamente elevata e pertanto anche solo parziali delusioni potrebbero causare movimenti negativi. Consigliamo pertanto di mantenere un portafoglio con bias prudente viste le elevate valutazioni a cui trattano i mercati finanziari ma sempre tenendo in considerazione la propria propensione al rischio ed i propri obiettivi di investimento, che devono sempre rimanere il faro nella costruzione di portafoglio. L’investitore “sovrappesato” di rischio farebbe bene a ridurlo gradualmente, mentre chi ne è “sottopesato” farebbe meglio ad attendere momenti più propizi per incrementarlo.

Ribadiamo anche questo mese che l’approccio barbell che consigliamo ormai da tempo, composto da una parte da investimenti con rischio azionario e rischio credito elevato sulla parte breve della curva e da una parte di investimenti in obbligazionario governativo a basso rischio di credito  ed a lunga scadenza  è ancora attraente a nostro avviso in quanto consente di ottenere un rapporto rischio-rendimento interessante.
Sui mercati azionari, in un’ottica di breve periodo (6-9 mesi) pensiamo che i listini Americani potrebbero fare meglio di quelli Europei grazie al supporto fornito dal dollaro debole.  Troviamo inoltre ancora interessanti le obbligazioni inflation linked, specialmente quelle legate al carovita USA, in quanto deprezzamento del dollaro nei mesi scorsi, che dovrebbe contribuire ad un aumento dei tassi di breakeven, ha avuto invece l’effetto contrario, rendendo più appetibile l’asset class.

Denis Manzi, CFA