COMMENTO ALLA SITUAZIONE MACROECONOMICA E DEI MERCATI FINANZIARI MONDIALI

Il quarto trimestre dell’anno è iniziato con toni decisamente positivi, grazie ai dati macroeconomici che si sono rivelati buoni durante tutto il mese di ottobre e che lasciano presagire un proseguimento del trend positivo di fondo, anche per gli ultimi due mesi dell’anno.

Il periodo appena conclusosi è stato decisamente ricco di avvenimenti, sia dal punto di vista macroeconomico, che da quello della politica e della politica monetaria. Ma andiamo con ordine.

Lo scenario macroeconomico e degli utili aziendali

Dopo le revisioni effettuate dal FMI nei primi giorni di ottobre, che prevedono un incremento della crescita mondiale maggiore per quest’anno e per l’anno prossimo rispetto a quanto previsto a luglio, la conferma di una situazione tonica è arrivata prima dalla Cina, il cui PIL è cresciuto nel terzo trimestre del 6,8% e poi dagli USA, che per il terzo quarto dell’anno si stima siano cresciuti del 3% grazie alla spinta dei consumi privati e delle scorte. I soft data hanno inoltre confermato che le aspettative continuano a rimanere positive per i prossimi mesi in quasi tutte le principali aree del globo, con supporto  importante arrivato dalla pubblicazione della proposta sulla nuova legge fiscale Americana, che ha come obiettivo, tra lgli altri, quello di abbassare la tassazione sulle imprese dal 35% al 20%.

Notizie positive sono arrivate inoltre dalla pubblicazione delle trimestrali. Infatti, le circa 400 su 500 società incluse nell’indice Americano S&P500 che hanno sinora pubblicato i risultati del periodo giugno-settembre, registrano un incremento del 7,17% anno su anno per quanto riguarda gli utili e del 5,61% per quanto riguarda le vendite. Meno brillanti, seppure positivi,  i risultati provenienti dall’Europa dove – anche a causa della forza dell’Euro – le aziende incluse nell’indice Stoxx600 fanno al momento registrare aumenti degli utili anno su anno del 2,51% e delle vendite del 5,75%.

Lo scenario politico

In Europa le elezioni parlamentari Austriache hanno confermato come nel vecchio continente le forze di destra/estrema destra continuino a riscuotere crescenti consensi. La vittoria elettorale è andata al giovane Sebastian Kurz, leader dei popolari, con il 31,6%, ma l’estrema destra euroscettica ha ottenuto circa il 26% dei voti e molto probabilmente andrà a formare la coalizione di governo con i popolari.

Ora il prossimo appuntamento elettorale di rilievo a livello nazionale – se si esclude quello delle prossime elezioni Catalane dove la situazione rimane decisamente fluida –  sarà la tornata elettorale Italiana nel 2018, dopo che il Presidente Mattarella ha firmato la nuova legge elettorale, un misto tra maggioritario e proporzionale, che stando ai dati provenienti dagli ultimi sondaggi difficilmente consegnerà al paese un governo stabile.

La politica monetaria

Mese molto intenso per quanto riguarda la politica monetaria.

Negli USA, Trump ha nominato il nuovo Presidente della FED, Jerome Powell, che da febbraio sostituirà Janet Yellen. La scelta di Powell è da leggersi in chiave positiva in quanto garantirà continuità nella politica monetaria adottata dalla banca centrale Americana. Powell, il primo presidente non economista nella storia della FED, non ha infatti mai votato in maniera contraria alle decisioni prese dalla banca centrale negli ultimi quattro anni. Durante il mese di dicembre, visto l’andamento positivo dell’economia, ci attendiamo un incremento di 25 punti base del costo del denaro, che sarà quindi portato nel range 1,25% – 1,5%.

In area euro, il consiglio direttivo della BCE ha annunciato come da previsioni il tapering del programma di quantitative easing che partirà da inizio 2018. Gli acquisti di attivi, che al momento proseguono al ritmo di 60 miliardi mensili, passeranno a 30 miliardi mensili sino a settembre 2018. La BCE si riserva inoltre di modificare la dimensione e la durata del programma sino a quando non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione, che ricordiamo è below but close to 2%. Con livelli di inflazione che stentano a risalire ed acquisti per ulteriori 270 miliardi di EUR nei primi tre trimestri del 2018, non vediamo elevate pressioni al rialzo sui rendimenti dei titoli sovrani e corporate in area euro nei prossimi mesi.

Tutto sommato la situazione complessiva appare quindi positiva e, fatto salvo per eventi esogeni che per loro natura sono imprevedibili – vedasi le tensioni geopolitiche –  nel prossimo periodo non ci attendiamo grosse problematiche dal punto di vista macroeconomico.

Nel contesto sopra descritto, i mercati finanziari hanno proseguito un trend positivo, che ha visto una netta sovra-performance delle asset classes più rischiose.

Come sottolineato già il mese scorso, la picture di fondo potrebbe fare propendere per “sovrappesare” nei portafogli gli attivi finanziari rischiosi, ma vi sono tuttavia dei fattori mitiganti che ci impongono di porre estrema attenzione a non rimanere troppo esposti su attività finanziarie positivamente correlate al perdurare dell’attuale fase di crescita positiva e bassa inflazione, in primis le valutazioni raggiunte dalla maggior parte delle asset classes che non concedono margini di protezione e pertanto notizie negative, o anche meno positive del previsto, potrebbero portare a dei ritracciamenti.

Seguendo l’adagio “Keep dancing until the music stops” continuiamo a danzare ma avvicinandoci sempre più alla porta di uscita in modo da non rimanere imbottigliati quando la musica finirà e tutti vorranno uscire dall’unica porta presente in sala. Pertanto, operativamente consigliamo di mantenere i portafogli con un’allocazione bilanciata con esposizione al rischio nella parte bassa della forchetta. Preferiamo infatti – dato che lo spazio di upside è chiaramente più ridotto di quello di downside –rimanere un po’ indietro qualora i mercati dovessero registrare una ulteriore gamba rialzista, ma performare meglio qualora vi fosse un aumento della volatilità negativa. Non va dimenticato che ormai praticamente tutti gli operatori sono in un mood di compiacenza ed hanno aspettative positive e pertanto, basterebbe veramente poco – una notizia o un dato meno positivo delle attese – per portare della negatività sui mercati finanziari. Meglio quindi rimanere prudenti.

Ancora una volta poniamo l’accento su come l’approccio barbell, che consigliamo ormai da tempo e composto da una parte da investimenti con rischio azionario e rischio credito elevato sulla parte breve della curva e da una parte di investimenti in obbligazionario governativo a basso rischio di credito  ed a lunga scadenza,  sia ancora attraente a nostro avviso, in quanto consente di ottenere un rapporto rischio-rendimento interessante.